Quanto Guadagna un Sommelier della Birra?

Introduzione

Il mondo della birra artigianale ha conosciuto un’esplosione di complessità e prestigio. In questo panorama in fermento, una figura professionale ha guadagnato crescente riconoscimento: il sommelier della birra. Spesso circondata da un’aura di fascino e competenza, questa professione suscita curiosità e domande, soprattutto riguardo alla sua sostenibilità economica. Quanto guadagna realmente un esperto che fa della degustazione e della consulenza sul mondo brassicolo il proprio lavoro? La risposta, come per molti mestieri basati sulla conoscenza e sulla passione, è sfaccettata e dipende da una costellazione di variabili. Lo stipendio di un sommelier della birra non è definito da un contratto collettivo nazionale univoco, ma si costruisce su competenze distintive, esperienza sul campo, capacità imprenditoriali e, non ultimo, sul valore che il mercato attribuisce a queste competenze. Questo articolo si propone di fare chiarezza, offrendo un’analisi realistica e documentata, lontana dai facili entusiasmi o dalle sottovalutazioni. Esploreremo i diversi percorsi attraverso i quali un esperto di birra può monetizzare il suo sapere: dal lavoro dipendente in ristoranti di alto livello e hotel a cinque stelle, all’attività di formatore e consulente per aziende, fino alla libera professione fatta di degustazioni guidate, corsi e scrittura specialistica. Analizzeremo i fattori che influenzano il guadagno, come la reputazione personale, la capacità di networking, la specializzazione in nicchie particolari e la padronanza di competenze trasversali, dal marketing alla gestione di eventi. Lo scopo è fornire una mappa orientativa a chi sogna di intraprendere questo percorso, ma anche di far comprendere al pubblico appassionato il valore professionale che si cela dietro la capacità di scegliere, abbinare e raccontare una birra artigianale in modo impeccabile.

In questo post

Chi è e cosa fa realmente un sommelier della birra?

Prima di affrontare il tema economico, è necessario definire il perimetro della professione. Un sommelier della birra (o Beer Sommelier, Cicerone® Certified, Esperto Birraio) non è semplicemente un appassionato con un palato sopraffino. È un professionista certificato, il cui ruolo va ben oltre la degustazione. Le sue funzioni principali si articolano su più livelli. In ambito ristorativo e di accoglienza, è responsabile della creazione e gestione della lista birre. Questo implica una conoscenza approfondita degli stili, dei produttori, delle tendenze e della stagionalità. Deve selezionare birre che si armonizzino con la filosofia del locale e con la carta dei vini, se presente, curandone la corretta conservazione, stoccaggio e servizio. La sua competenza si traduce in abbinamenti cibo-birra studiati per esaltare sia il piatto che la bevanda, consigliando al cliente la scelta più appropriata in base alle portate ordinate. Deve padroneggiare le tecniche di spillatura e conoscere la temperatura di servizio ideale per ogni stile, utilizzando i giusti bicchieri per esaltare aromi e schiuma. Ma il suo lavoro non finisce in sala. Spesso si occupa della formazione dello staff, addestrando camerieri e bartender sulle caratteristiche delle birre in offerta, sulle tecniche di presentazione e sulla narrazione da proporre al cliente. In contesti diversi, come l’import/distribuzione o la produzione, il sommelier può svolgere funzioni di controllo qualità, sviluppo prodotto in collaborazione con il mastro birraio, o marketing e comunicazione, creando contenuti per raccontare le birre. È, in sostanza, un ponte tra il mondo della produzione e quello del consumo finale, un traduttore di complessità tecniche in esperienze sensoriali memorabili. Per capire l’importanza di una lista birre ben curata, leggi il nostro articolo su come bilanciare birre fisse ed edizioni limitate.

I pilastri della formazione: percorsi certificati e autoformazione

Il percorso per diventare un sommelier della birra riconosciuto è strutturato e impegnativo. Non esiste un unico ente certificatore, ma diversi percorsi che conferiscono credibilità. A livello internazionale, uno dei sistemi più noti e rispettati è il Cicerone Certification Program, nato negli USA, che articola la formazione in quattro livelli: Certified Beer Server, Certified Cicerone®, Advanced Cicerone® e Master Cicerone®. Ogni livello richiede il superamento di un esame sempre più severo, che testa conoscenze su stili, ingredienti, processi di produzione, conservazione, servizio e abbinamenti. In Italia, l’Associazione Italiana Sommelier (AIS) offre un percorso specifico per la birra, strutturato in vari livelli, che si affianca alla sua storica competenza nel mondo del vino. Anche l’Unione Italiana Sommelier (UIS) ha un suo iter formativo. Questi corsi hanno costi rilevanti (diverse centinaia o migliaia di euro a seconda del livello), ai quali vanno aggiunte le spese per i materiali di studio e le innumerevoli birre da degustare per allenare il palato. La formazione accademica si affianca, per i professionisti più ambiziosi, a una solida e continua autoformazione. Questo significa lettura di testi specializzati, partecipazione a festival e fiere (spesso a proprie spese), visite a birrifici artigianali, studio delle tendenze di mercato e, non da ultimo, la costante degustazione critica. Un vero esperto deve conoscere non solo le birre iconiche, ma anche le nuove proposte del panorama craft beer nazionale e internazionale. Deve comprendere le implicazioni tecniche dei diversi processi produttivi, come ad esempio le tecniche di dry hopping, per poterle comunicare efficacemente. L’investimento iniziale in formazione è dunque il primo, indispensabile capitolo di spesa che anticipa qualsiasi potenziale guadagno.

Il guadagno dipendente: stipendi in ristorazione, hotel e retail

Per un sommelier della birra che sceglie la via del lavoro dipendente, il range di stipendio è ampio e legato al contesto lavorativo. In un ristorante tradizionale o in una trattoria dove la birra è considerata un complemento marginale, la figura potrebbe non esistere affatto, e le sue funzioni sono coperte dal responsabile di sala o dal proprietario, spesso senza una specifica competenza. In questi casi, non si può parlare di una retribuzione dedicata. La situazione cambia radicalmente nei ristoranti gourmet, nelle brasserie specializzate o negli hotel di lusso (a partire dalle 4-5 stelle) che puntano su una carta birre curata e differenziante. Qui, il sommelier della birra può essere una figura dedicata o un sommelier “tradizionale” che ha ampliato le sue competenze al mondo brassicolo. Lo stipendio per un ruolo entry-level o con qualche anno di esperienza in questi contesti premium in Italia può oscillare tra i 1.500 e i 2.500 euro netti mensili, a cui possono aggiungersi le mance (più comuni in certi contesti alberghieri internazionali) e benefit come buoni pasto o formazione continua. In grandi hotel di catene internazionali o in ristoranti stellati delle grandi città (Milano, Roma, Firenze), la retribuzione può avvicinarsi o superare i 3.000 euro. Un altro ambito dipendente è quello della grande distribuzione specializzata (enoteche, beer shop di alto livello, supermercati premium) o dell’importazione/distribuzione. In questi casi, il sommelier può ricoprire il ruolo di buyer, responsabile degli acquisti, o di formatore per la forza vendita. Qui gli stipendi possono essere analoghi, spesso con una componente variabile legata agli obiettivi di vendita. La progressione di carriera può portare a diventare Responsabile Beverage per un gruppo alberghiero o una catena di ristoranti, con responsabilità sull’intera offerta di bevande alcoliche e non, e con stipendi significativamente più alti. Per chi lavora in contesti di vendita al dettaglio, conoscere le esigenze di fornitori specializzati è un vantaggio competitivo.

La libera professione: consulenze, corsi ed eventi a reddito variabile

Molti sommelier della birra di successo intraprendono la strada della libera professione o del lavoro autonomo, un percorso con potenziali guadagni più alti ma anche con una maggiore incertezza e variabilità. Il reddito non è più uno stipendio fisso, ma la somma di diverse entrate, spesso stagionali. Le principali fonti sono:

  • Consulenze per locali e birrifici: Si va dalla creazione di una carta birre su misura per un nuovo ristorante alla formazione dello staff, fino alla consulenza per l’apertura di una taproom. Una consulenza completa può essere fatturata tra i 1.000 e i 5.000 euro a progetto, a seconda della portata e della notorietà del consulente.
  • Corsi e percorsi formativi: Organizzare corsi di degustazione per appassionati (base, avanzato, a tema) o corsi professionali per operatori del settore è un’attività redditizia. Il costo a partecipante può variare da 50 a 200 euro a serata/corso. Un corso per 15 persone genera un incasso lordo di 750-3.000 euro.
  • Conduzione di eventi e degustazioni guidate: Vengono richiesti per festival aziendali, team building, matrimoni, o eventi culturali. La tariffa per una serata di 2-3 ore può andare da 300 a oltre 1.000 euro, più le spese.
  • Scrittura e giornalismo specializzato: Collaborare con riviste di settore, blog (come il nostro de La Casetta Craft Beer Crew), o scrivere libri genera redditi aggiuntivi, ma raramente è sufficiente a sostentarsi da solo.
  • Giuria in competizioni birrarie: Partecipare come giudice in concorsi nazionali e internazionali è più un riconoscimento di prestigio che una fonte di guadagno consistente, ma spesso è retribuito con un gettone o coprendo le spese.

Un libero professionista affermato, con un solido portfolio clienti e una buona reputazione, può ambire a un reddito annuo lordo compreso tra 30.000 e 60.000 euro, ma con forti fluttuazioni mensili. Deve inoltre provvedere in autonomia a tasse, contributi e assicurazioni, e sostenere costi continui per l’aggiornamento e le provviste di birra per le degustazioni. La capacità di vendere sé stessi e di costruire un brand personale diventa tanto importante quanto la competenza tecnica. Per gestire al meglio eventi di degustazione, servizi come il nostro angolo spillatore per eventi possono essere una risorsa preziosa.

Fattori che influenzano il reddito: esperienza, location e reputazione

Il guadagno di un sommelier della birra non è mai slegato dal contesto e da una serie di fattori chiave che ne determinano il valore di mercato. L’esperienza pratica è il primo moltiplicatore. Un neodiplomato inizierà inevitabilmente con compensi più bassi, mentre un professionista con 10 anni di carriera, magari passati in ristoranti stellati o come formatore per un grande birrificio, potrà chiedere tariffe ben più elevate. La location geografica ha un impatto enorme. Svolgere la professione in una grande città turistica, in una regione con una forte cultura birraria o in un distretto enogastronomico di prestigio (es. Langhe, Chianti, ma anche città come Bologna o Milano) offre maggiori opportunità e clienti disposti a pagare. In provincia o in aree meno sensibili al tema, le chance e le tariffe si riducono. La reputazione personale è la valuta più preziosa. Viene costruita nel tempo attraverso la qualità del lavoro, la presenza a eventi di settore, le pubblicazioni, i social network (un profilo Instagram o LinkedIn curato è ormai un biglietto da visita) e, soprattutto, il passaparola tra colleghi e clienti soddisfatti. Vincere competizioni di degustazione o ottenere riconoscimenti pubblici accelera questo processo. La specializzazione può essere un’arma vincente. Essere riconosciuti come massimo esperto di birre belghe, di stili sour e wild ale, o del nascente panorama della birra artigianale italiana permette di posizionarsi in una nicchia meno affollata e più remunerativa. Infine, la capacità linguistica (conoscere l’inglese fluentemente, o meglio ancora il tedesco o il fiammingo) apre le porte al mercato internazionale, a consulenze per birrifici esteri o a collaborazioni con tour operator per beer tourism. Un sommelier che sa anche gestire la parte tecnica, ad esempio consigliando su come conservare perfettamente la birra, offre un valore aggiunto concreto.

Specializzazioni e nicchie: dalla birra artigianale italiana alle sour beer

In un mercato sempre più affollato, specializzarsi è una strategia intelligente per differenziarsi e aumentare il proprio valore. Un sommelier della birra generico avrà più concorrenti rispetto a uno che ha approfondito un settore specifico. Alcune nicchie particolarmente interessanti includono:

  • Birra Artigianale Italiana: Essere un ambasciatore della produzione nazionale, conoscere a fondo i birrifici, le tendenze regionali e la capacità di abbinare le birre italiane alla cucina del territorio. Con la crescita del beer tourism, questa competenza è molto richiesta.
  • Stili Storici e di Riferimento: Specializzarsi negli stili classici belgi, tedeschi o britannici, conoscerne la storia, le varianti autentiche e le imitazioni moderne. Questa è una base solida e rispettata.
  • Birre a Fermentazione Spontanea e Acide (Sour/Wild Ale): Un mondo complesso e in crescita. Comprendere il ruolo di Brettanomyces, batteri lattici e acetici, e le tecniche di invecchiamento in botte richiede studio specifico. È una nicchia per palati avanzati e molto ricercata in ambiti gourmet.
  • Birra e Salute/Sostenibilità: Approfondire gli aspetti legati alla birra senza glutine, a basso contenuto alcolico, o i processi produttivi sostenibili. Questa specializzazione può aprire porte in contesti di ristorazione consapevole o in aziende attente all’etica.
  • Birra e Cucina (Pairing Chef): Andare oltre gli abbinamenti classici per collaborare direttamente con gli chef nella creazione di piatti che incorporano la birra come ingrediente o che sono concepiti in simbiosi con una specifica birra. Richiede una conoscenza profonda delle tecniche di cucina.

Specializzarsi in una nicchia permette di comandare tariffe più alte per consulenze molto mirate, di essere invitato come relatore a convegni specializzati e di scrivere per pubblicazioni di settore. Ad esempio, un esperto di sour beer potrebbe tenere un corso monotematico a tariffa premium. Per chi vuole approfondire un aspetto tecnico di nicchia, come la gestione dei lieviti non convenzionali, risorse come l’articolo sui lieviti birra innovativi sono preziose.

Competenze trasversali essenziali per massimizzare il guadagno

La conoscenza tecnica della birra è la condizione necessaria, ma non sufficiente, per costruire una carriera remunerativa come sommelier. Le competenze trasversali sono spesso il vero discrimine tra chi sopravvive e chi prospera. La comunicazione efficace è primaria. Saper trasmettere la propria passione e conoscenza in modo chiaro, coinvolgente e accessibile a pubblici diversi (dal cliente al tavolo, allo staff in formazione, ai partecipanti a un corso) è fondamentale. Le capacità di public speaking permettono di tenere degustazioni piacevoli e di parlare in pubblico senza timore. Il marketing personale e la gestione dei social media sono ormai imprescindibili per un libero professionista. Saper creare contenuti interessanti (post, blog, video brevi) attira l’attenzione e costruisce la propria community. La capacità commerciale e di vendita è cruciale per chi offre consulenze: bisogna saper presentare la propria proposta di valore, negoziare i compensi e fidelizzare i clienti. La gestione amministrativa e fiscale dell’attività in proprio è un dovere: fatturazione, contratti, dichiarazioni dei redditi. Trascurare questo aspetto può erodere rapidamente i guadagni. Infine, una rete di contatti solida (networking) nel settore della ristorazione, della produzione birraria e dell’editoria specializzata è la linfa vitale per trovare nuove opportunità. Partecipare a fiere come Birra dell’Anno o Beer Attraction, o a festival locali, non è solo un piacere, ma un investimento professionale. Un sommelier che sa anche gestire gli aspetti pratici, come consigliare un locale sulla scelta e manutenzione delle attrezzature, magari suggerendo un affidabile servizio di pulizia per spillatori, dimostra una visione a 360 gradi apprezzata dai clienti.

Costi della professione: formazione, viaggi e aggiornamento continuo

Prima di focalizzarsi sui guadagni potenziali, è doveroso considerare gli investimenti e i costi continui che un sommelier della birra deve sostenere. Questi vanno sottratti dal reddito lordo per avere un’idea del guadagno netto. Il capitolo più oneroso è la formazione iniziale e continua. I corsi per i livelli avanzati di certificazione possono costare diverse migliaia di euro, a cui si sommano i viaggi e il soggiorno nella città sede dell’esame. L’aggiornamento è perpetuo: acquistare libri specializzati, abbonarsi a riviste, partecipare a masterclass o webinar a pagamento. La degustazione, che è sia piacere che dovere professionale, rappresenta una voce di costo rilevante. Un sommelier deve provare costantemente nuove birre, spesso acquistandole a proprie spese, per tenere il passo con un mercato in continua evoluzione. Provare una nuova Double IPA limitata o una Belgian Dark Strong Ale d’annata può costare 15-30 euro a bottiglia. I viaggi per visitare birrifici, partecipare a festival nazionali e internazionali o a competizioni sono essenziali per costruire esperienza e rete, ma gravano sul budget. Anche l’abbigliamento professionale (per un lavoro in sala in hotel di lusso) e l’attrezzatura (set di bicchieri da degustazione, strumenti per l’analisi sensoriale, una cantina climatizzata per conservare le birre di riferimento) richiedono un investimento. Per il libero professionista, si aggiungono i costi per la pubblica amministrazione (commercialista, software di fatturazione), l’assicurazione professionale e la promozione (sito web, biglietti da visita, materiale pubblicitario). È una professione in cui bisogna essere disposti a reinvestire una parte significativa degli introiti per mantenere e accrescere il proprio livello di competenza e visibilità.

Consigli pratici per costruire una carriera remunerativa nel mondo della birra

Per chi desidera intraprendere questo percorso con pragmatismo, ecco alcuni consigli strategici per massimizzare le possibilità di successo economico.

  1. Inizia con un lavoro dipendente: Anche se il sogno è la libera professione, accumulare 2-3 anni di esperienza in un ristorante o hotel di qualità come dipendente è inestimabile. Ti dà stabilità economica mentre impari il mestiere sul campo, costruisci un network e affini il palato senza l’ansia di dover trovare clienti.
  2. Specializzati presto e costruisci una reputazione online: Trova la tua nicchia e diventa il riferimento in quell’area. Crea un blog professionale o un profilo LinkedIn/Social dedicato, condividendo contenuti di qualità (recensioni, approfondimenti su stili, report da visite a birrifici). La coerenza paga.
  3. Non smettere mai di studiare e degustare: Considera l’aggiornamento come un investimento obbligatorio. Partecipa a corsi avanzati, anche su temi correlati come il vino o i distillati, per ampliare il tuo orizzonte.
  4. Networking di qualità, non quantità: Focalizzati nel costruire relazioni genuine con produttori seri, ristoratori illuminati e colleghi competenti. Una raccomandazione da parte di un mastro birraio affermato vale più di cento contatti superficiali.
  5. Diversifica le tue fonti di reddito: Non dipendere da un’unica attività. Combina consulenze, corsi per privati, formazione aziendale e magari una collaborazione part-time con un beer shop o una rivista. La diversificazione ammortizza i periodi di magra.
  6. Impara a farti pagare il giusto: Valuta il tuo tempo, la tua esperienza e il valore che porti al cliente. Prepara preventivi chiari e professionali. Sottovalutarsi danneggia te e l’intera professione.
  7. Sviluppa competenze imprenditoriali: Se sei un libero professionista, sei un’impresa di te stesso. Impara le basi di marketing, vendita, amministrazione e customer service.
  8. Collabora con realtà solide e rispettose: Scegli partner che condividono la tua etica professionale. Collaborare con un fornitore di birra artigianale serio e competente, ad esempio, può portare a progetti di formazione condivisi. La conoscenza di servizi come quelli offerti da fornitori di birra alla spina per locali può essere un vantaggio nelle tue consulenze.
  9. Partecipa a competizioni: Vince chi le vince. Partecipare (e possibilmente brillare) in competizioni di degustazione o concorsi per sommelier è un ottimo biglietto da visita.
  10. Sii paziente e perseverante: Costruire una carriera di successo e ben remunerata in questo settore richiede anni. La passione deve essere il motore, ma accompagnata da resilienza e pianificazione.

Domande frequenti (FAQ)

Quale certificazione per sommelier della birra è più riconosciuta e utile per trovare lavoro?

In Italia, il percorso dell’Associazione Italiana Sommelier (AIS) gode di grande credibilità nel mondo della ristorazione. A livello internazionale, la certificazione Cicerone® (in particolare il livello “Certified Cicerone”) è molto rispettata e riconosciuta, anche da grandi gruppi alberghieri e birrifici. La scelta può dipendere dagli obiettivi: per lavorare in Italia, l’AIS può offrire una rete più radicata; per ambizioni internazionali, il Cicerone è spesso preferito.

È possibile vivere solo della professione di sommelier della birra in Italia?

Sì, è possibile, ma non è la norma per tutti. Richiede un mix di talento, formazione costosa, anni di esperienza, capacità imprenditoriali e spesso la volontà di spostarsi o viaggiare. Molti professionisti affiancano all’attività di sommelier altre funzioni (rappresentante, buyer, comunicatore) o iniziano part-time mentre mantengono un altro lavoro. È una carriera che si costruisce con tenacia.

Quanto si guadagna mediamente per una degustazione guidata privata?

La tariffa varia enormemente. Per una serata di 2-3 ore per un gruppo di 10-15 amici in una casa privata, un sommelier con una discreta esperienza può chiedere tra i 300 e i 600 euro, a cui spesso si aggiungono i costi delle birre degustate (a carico del cliente o fatturati a parte). Per eventi aziendali o team building, le tariffe salgono, potendo raggiungere 800-1.500 euro e oltre, in base alla complessità e al prestigio del professionista.

C’è più richiesta per sommelier della birra o per sommelier del vino?

Il sommelier del vino ha un mercato più tradizionale e consolidato, soprattutto in ristoranti di alto livello. Tuttavia, la richiesta di competenze specifiche sulla birra è in crescita esponenziale, trainata dal boom del craft beer. Sempre più ristoranti, anche stellati, e hotel di lusso cercano figure ibride o specializzate in birra. La nicchia è meno satura, offrendo forse più opportunità di distinguersi per chi entra ora nel settore.

Serve una laurea per diventare sommelier della birra?

No, non è necessaria una laurea specifica. La professione si basa sulle certificazioni professionali e sull’esperienza pratica. Tuttavia, una formazione universitaria in ambiti come Scienze e Tecnologie Alimentari, Agraria, Comunicazione o Marketing può fornire una base teorica solida e un vantaggio competitivo, soprattutto per ruoli di sviluppo prodotto o comunicazione nei birrifici.

Conclusione: La domanda “quanto guadagna un sommelier della birra?” non ammette una risposta secca. Il ventaglio è ampio: da chi, alle prime armi, integra il proprio reddito con piccole degustazioni, al professionista affermato che, combinando un ruolo dirigenziale in un grande hotel con consulenze di prestigio, può superare ampiamente la media degli stipendi italiani. Il denominatore comune è che si tratta di una professione di conoscenza, dove il guadagno è direttamente proporzionale all’investimento in formazione, all’esperienza accumulata, alla capacità di costruire una reputazione e di vendere il proprio valore in un mercato che, seppur in crescita, è ancora in via di maturazione. Non è una strada per arricchirsi rapidamente, ma per chi è mosso da una passione autentica per il mondo della birra artigianale, unita a spirito imprenditoriale e capacità relazionali, può trasformarsi in una carriera appagante e dignitosamente retribuita. Il sommelier della birra è, in fondo, un artigiano della cultura brassicola, il cui lavoro consiste nel creare connessioni di valore tra il prodotto, il luogo che lo serve e la persona che lo consuma. In un’epoca in cui l’esperienza conta sempre più del semplice consumo, questo valore ha un prezzo, ed è destinato a crescere.

Fonte esterna autorevole: Per una panoramica sulle professioni nel settore enogastronomico e le relative competenze, un riferimento utile è il portale dell’ISMEA (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), che pubblica studi sul mercato e sulle professioni agroalimentari. Visita la sezione “Studi e statistiche” del sito ISMEA per dati di settore.

tl;dr

Il guadagno di un sommelier della birra varia notevolmente: da cifre modeste per chi inizia o lo fa come secondo lavoro, a stipendi competitivi (oltre 30-40k annui) per professionisti affermati che combinano lavoro dipendente, consulenze e formazione. La chiave del successo economico risiede nella specializzazione, nel networking e nell’acquisizione di competenze imprenditoriali.

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4 commenti

  1. Articolo molto onesto. Spesso si pensa che basti bere birra per lavorare, ma la formazione costa davvero tanto e il rientro non è immediato.

  2. Sto valutando il corso AIS o quello Cicerone. Secondo voi per lavorare all’estero (tipo Londra) quale è meglio?

    • Ciao Chiara! Per Londra e paesi anglofoni il Cicerone Certification Program è sicuramente più riconosciuto e “spendibile” subito. In bocca al lupo!

  3. Confermo che avere qualcuno preparato in sala fa aumentare lo scontrino medio. I clienti si fidano e provano cose nuove se gliele sai raccontare bene.

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