Come Influisce La Temperatura Di Fermentazione Sulla Produzione Di Esteri?

Temperatura di fermentazione e produzione di esteri: il termostato dell'anima fruttata della birra

La fermentazione non è solo una trasformazione biochimica che converte zuccheri in alcol. È un processo creativo, una forgia in cui il carattere fondamentale di una birra prende forma. Tra gli strumenti più potenti che il birraio ha per scolpire questo carattere c'è un semplice termostato. La temperatura di fermentazione agisce come un direttore d'orchestra per il metabolismo del lievito, influenzando non solo la velocità del processo ma, soprattutto, il profilo aromatico secondario. In particolare, governa la produzione di esteri, quella famiglia di composti volatili responsabili delle note di frutta, fiori e spezie che animano birre come le Weissbier, le Belgian Ale e molte IPA.

Immaginare una birra senza esteri è come immaginare un giardino senza fiori. Ma il confine tra un tocco armonioso e un'esplosione cacofonica è sottile. Una Saison fermentata troppo fredda può risultare piatta e poco caratteristica, privata del suo vivace sottofondo agrumato e speziato. Una Lager fermentata troppo calda può sviluppare inaspettate note di mela o banana, fuori stile e percepite come difetti. Comprendere la relazione tra temperatura di fermentazione e produzione di esteri significa passare dall'esecuzione meccanica di una ricetta alla vera padronanza dell'arte brassicola. Significa sapere perché un lievito Belgian Ale richiede calore per esprimersi e perché un lievito Lager esige freddo per rimanere pulito.

Questo articolo esplora la scienza e la pratica dietro questo rapporto cruciale. Analizzeremo la biochimica della formazione degli esteri, partendo dai precursori nel mosto fino alla sintesi enzimatica nel lievito. Confronteremo il comportamento di diverse famiglie di lievito, dai ceppi Saccharomyces cerevisiae delle ale a quelli Saccharomyces pastorianus delle lager. Forniremo mappe di temperature ottimali per vari stili e spiegheremo come altri fattori – dalla composizione del mosto al tasso di inoculo – interagiscono con la temperatura per modulare il profilo esterico. Discuteremo tecniche avanzate come la fermentazione in pressione (spunding) o l'uso di lieviti innovativi come i Kveik che sfidano le regole tradizionali. L'obiettivo è chiaro: trasformare la temperatura da parametro da controllare a strumento espressivo consapevole.

In questo post

Cosa sono gli esteri? La chimica dell'aroma fruttato

Gli esteri sono composti organici volatili formati dalla reazione tra un acido carbossilico e un alcol. Nel contesto birrario, gli acidi provengono spesso dal metabolismo del lievito (acido acetico, acido caproico, etc.) o sono presenti nel mosto, mentre gli alcoli sono principalmente prodotti della fermentazione (etanolo, alcoli superiori come l'isoamile). La reazione, catalizzata da enzimi specifici del lievito chiamati alcol acetiltransferasi, produce molecole aromatiche che evaporano facilmente a temperatura ambiente, raggiungendo così il nostro olfatto.

Ogni estere ha una sua firma olfattiva distintiva, spesso associata a frutti specifici:

  • Acetato di isoamile: L'archetipo dell'aroma di banana matura, onnipresente nelle Hefeweizen tedesche e in molte Belgian Ale.
  • Acetato di etile: Ricorda mela verde, pere o solvente per unghie in concentrazioni elevate. Presente in molte ale e, in basse quantità, anche nelle lager.
  • Acetato di fenile: Aroma di rosa, miele o fiori. Tipico di alcune ale belghe e di birre con lieviti particolari.
  • Acetato di butile: Sentori di ananas o macedonia di frutta.
  • Caproato e caprilato di etile: Aromi fruttati, dolci, che ricordano la buccia d'arancia o i frutti della passione.

La percezione di questi aromi dipende dalla loro soglia di percezione e dalla matrice in cui si trovano. Una bassa concentrazione di acetato di isoamile in una Weissbier è desiderata; la stessa concentrazione in una Pilsner sarebbe un difetto. Il birraio, quindi, non cerca di eliminare gli esteri, ma di governarne il profilo in armonia con lo stile. Questo governo inizia con la comprensione di come nascono. Un approfondimento sulla chimica della birra fornisce il quadro generale di queste complesse interazioni molecolari.

La via biosintetica: come il lievito produce esteri

La produzione di esteri non è un semplice sottoprodotto casuale della fermentazione. È il risultato di una precisa via metabolica che il lievito attiva in condizioni di stress o di crescita attiva. La sintesi avviene principalmente all'interno della cellula di lievito e coinvolge due classi principali di precursori: Alcoli Superiori (Fusel Alcohols) e Acetil-CoA.

Gli Alcoli Superiori (come l'alcol isoamilico, l'alcol isobutirrico e la feniletanolo) sono a loro volta prodotti dal lievito durante la sintesi degli amminoacidi (via Ehrlich) o direttamente dal metabolismo degli zuccheri. Sono molecole che, se presenti in eccesso, possono dare sensazioni sgradevoli di alcolicità bruciante. Tuttavia, quando vengono "esterificati" dall'enzima Atf1p (alcol acetiltransferasi), si trasformano negli aromatici esteri volatili. L'Acetil-CoA è una molecola centrale nel metabolismo, derivata dal piruvato. Fornisce il gruppo "acetato" per formare esteri come l'acetato di isoamile o l'acetato di etile.

La produzione di esteri è quindi un meccanismo di detossificazione e di bilanciamento metabolico per il lievito. Convertendo alcoli superiori in esteri (che sono meno tossici) e legando l'Acetil-CoA in eccesso, la cellula regola il proprio ambiente interno. Questo spiega perché condizioni che stressano il lievito o che portano a un metabolismo molto attivo tendono a aumentare la produzione di esteri. La temperatura di fermentazione è uno di questi fattori stressanti, perché influisce direttamente sulla velocità di tutte le reazioni enzimatiche coinvolte. Una gestione attenta del lievito, dalla vitalità all'adattamento, è quindi il primo passo per un controllo aromatico. La guida alla gestione del lievito tratta questi aspetti in dettaglio.

Il fattore primario: l'effetto della temperatura sulla cinetica enzimatica

La temperatura di fermentazione è il leva più potente a disposizione del birraio per influenzare la produzione di esteri. L'effetto segue una regola biochimica generale: per ogni aumento di 10°C, la velocità di una reazione enzimatica approssimativamente raddoppia. Questo vale per gli enzimi che producono alcoli superiori, per quelli che producono Acetil-CoA e, soprattutto, per l'enzima Atf1p che sintetizza gli esteri stessi.

Tuttavia, l'aumento non è lineare e uniforme. A temperature più basse (es. 10-15°C, tipiche delle lager), il metabolismo del lievito è lento e controllato. La produzione di precursori è limitata e l'attività dell'Atf1p è ridotta. Il risultato è un profilo aromatico pulito e maltato, con esteri quasi assenti o molto sottili. Alzando la temperatura nella fascia delle ale (18-22°C), si accelera significativamente l'intero sistema. La produzione di alcoli superiori e di Acetil-CoA aumenta, e l'Atf1p lavora più velocemente, portando a una netta intensificazione del carattere fruttato.

Oltre i 24-25°C, l'effetto può diventare esponenziale. In molti ceppi di lievito, specialmente quelli non selezionati per alte temperature, si rischia di generare quantità eccessive di esteri, che possono sovrastare ogni altro aroma e essere percepiti come artificiali o difettosi. Inoltre, a temperature troppo elevate, il lievito può produrre anche altri composti indesiderati come i fenoli (se il ceppo ne è capace) o alcoli superiori non esterificati, che conferiscono durezza al sapore. La scelta della temperatura è quindi un bilanciamento tra l'esigenza di carattere e il rischio di perdere equilibrio. Un sistema di fermentazione controllata con strumenti digitali è oggi indispensabile per mantenere la temperatura nel range desiderato con precisione. Approfondisci con la guida alla fermentazione controllata.

Il ruolo del ceppo di lievito: una questione di genetica

La temperatura non agisce nel vuoto. Il suo effetto è mediato dal ceppo di lievito utilizzato, la cui genetica determina il "carattere" di base. Alcuni lieviti sono alti produttori di esteri per natura, anche a temperature moderate. Altri sono selezionati per essere neutri e puliti.

  • Lieviti per Weihenstephan (Hefeweizen): Questi ceppi di Saccharomyces cerevisiae sono famosi per produrre grandi quantità di acetato di isoamile (banana) e, a temperature più basse, di 4-vinil guaiacolo (chiodi di garofano). Sono progettati per esprimersi al meglio tra 18 e 22°C.
  • Lieviti Belgian Ale: Una famiglia vasta e varia, spesso caratterizzata da alti livelli di esteri complessi (acetato di fenile, acetato di etile) e fenoli. Molti richiedono temperature di fermentazione più alte, anche 24-26°C, per esprimere appieno il loro profilo speziato e fruttato.
  • Lieviti American Ale: Ceppi come Chico (US-05, WLP001) sono noti per la loro pulizia. Producono bassi livelli di esteri, lasciando spazio agli aromi di luppolo e malto. Lavorano bene in un ampio range (18-22°C), ma anche a temperature più basse per profili ultra-puliti.
  • Lieviti Lager (Saccharomyces pastorianus): Selezionati per fermentare a freddo (8-12°C), questi ceppi hanno un metabolismo che minimizza la produzione di esteri. Se fermentati al caldo, possono produrre note di mela (acetato di etile) o frutta a nocciolo, generalmente indesiderate.
  • Lieviti Kveik: Questi lieviti norvegesi sono una categoria a sé. Possono fermentare in modo pulito e con produzione di esteri controllata anche a temperature molto elevate (30-40°C), sfidando la regola tradizionale. Sono un ottimo esempio di come la selezione genetica possa modificare radicalmente la risposta alla temperatura.

Scegliere il lievito giusto per lo stile è il primo passo. Conoscere le sue caratteristiche e il suo range di temperatura ottimale è il secondo. Una sperimentazione con lieviti birra innovativi può aprire nuove possibilità creative. La selezione del lievito è una decisione strategica che, combinata con il controllo della temperatura, definisce l'identità della birra più di qualsiasi altro fattore singolo, dopo le materie prime.

Altri fattori che modulano la produzione di esteri

Sebbene la temperatura di fermentazione e il ceppo di lievito siano i fattori dominanti, altri parametri del processo possono amplificare o attenuare la formazione di esteri. Un birraio esperto impara a orchestrare tutti questi elementi:

  • Composizione del mosto: Un mosto ad alta densità (ricco di zuccheri) tende a promuovere una maggiore produzione di esteri, perché il lievito è più attivo e produce più precursori. Anche la proporzione di zuccheri fermentescibili, influenzata dagli enzimi alfa e beta amilasi durante il mash, gioca un ruolo.
  • Tasso di inoculo (Pitching Rate): Inoculare una quantità troppo scarsa di lievito (underpitching) è uno dei modi più sicuri per aumentare la produzione di esteri. Ogni cellula è costretta a un superlavoro e a moltiplicarsi di più, fasi in cui la sintesi di esteri è massima. Un inoculo corretto o leggermente alto (overpitching) tende a produrre birre più pulite.
  • Livello di ossigenazione: L'ossigeno iniziale è necessario per una sana riproduzione del lievito. Tuttavia, un'ossigenazione eccessiva può portare a una crescita cellulare troppo vigorosa, aumentando indirettamente la produzione di esteri. È un bilanciamento delicato.
  • Pressione di fermentazione: La fermentazione in pressione (ad esempio tramite una valvola spunding) sopprime fisicamente la formazione di esteri. L'anidride carbonica in pressione disciolta nel mosto inibisce l'attività dell'enzima Atf1p. Questa tecnica è usata per produrre lager molto pulite in tempi più brevi.
  • Nutrienti del mosto: Una carenza di nutrienti, specialmente di zinco o di amminoacidi, può stressare il lievito e alterare il profilo di fermentazione, potenzialmente aumentando i composti secondari.

La gestione di questi fattori richiede un approccio sistematico. Tenere un diario di fermentazione dettagliato, dove si annotano tutte queste variabili insieme al risultato sensoriale, è il modo migliore per imparare a controllare il processo. Per chi desidera approfondire come ottimizzare la resa del mash senza sacrificare il profilo aromatico, la guida alla mash efficiency fornisce spunti utili anche in questo contesto.

Temperature di fermentazione per stile: una guida pratica

Ogni stile birrario ha un range di temperatura di fermentazione tipico, che riflette la tradizione e le caratteristiche desiderate. Queste linee guida sono un ottimo punto di partenza, da adattare in base al ceppo specifico e all'obiettivo aromatico.

Stile Birrario Ceppo di Lievito Tipico Range Temperatura Desiderato (°C) Profilo Esterico Atteso
Lager / Pilsner Sacch. pastorianus (Lager) 8 – 12 Molto basso. Pulito, maltato. Eventuale leggerissimo acetato di etile (mela).
American Pale Ale / IPA American Ale 18 – 20 Basso-moderato. Sfondo fruttato neutro (pera, albicocca leggera) per supportare il luppolo.
English Pale Ale / Bitter English Ale 18 – 21 Moderato. Note di frutta a pietra, caramello, a volte leggera banana.
Belgian Tripel Belgian Ale 22 – 26 Alto. Complesso: banana, pera, agrumi, spezie, a volte note floreali.
Hefeweizen Weihenstephan Weizen 18 – 22 Molto alto. Dominato da acetato di isoamile (banana) e, a temperature più basse, fenoli (chiodi di garofano).
Saison Saison / Belgian 22 – 28 (o più) Alto e complesso. Frutta tropicale, pepe, agrumi. Alcuni ceppi richiedono calore per attenuare completamente.
Stout / Porter English Ale / American Ale 18 – 20 Basso-moderato. Sfondo fruttato molto contenuto, per non interferire con malti tostati e caffè.
Barley Wine / Imperial Stout English Ale / Champagne 18 – 22 Variabile. Può essere moderato per bilanciare l'alcol e la dolcezza, ma spesso si cerca relativa pulizia.

È fondamentale ricordare che questi sono range generali. Le specifiche del produttore del lievito vanno sempre consultate. Inoltre, alcune tecniche prevedono una fermentazione scalare: si inizia a una temperatura più bassa per controllare la fase di crescita iniziale e si alza gradualmente per favorire l'attenuazione e lo sviluppo aromatico nella fase finale. Questo metodo è comune per le Belgian Strong Ale e le Saison. Per birre complesse come una Belgian Dark Strong Ale, un controllo fine della temperatura è essenziale per ottenere il giusto equilibrio tra forza alcolica, dolcezza maltata e carattere esterico.

Controllo attivo: strumenti e tecniche per la gestione della temperatura

Nell'era artigianale moderna, il controllo passivo (mettere il fermentatore in una cantina fredda) non è più sufficiente per la qualità costante. Serve un controllo attivo della temperatura di fermentazione. Per i microbirrifici e gli homebrewers seri, esistono diverse soluzioni:

  • Frigo/Congelatore con termostato esterno: La soluzione più comune e efficace. Un termostato digitale (es. Inkbird) accende e spegne l'apparecchio per mantenere la temperatura impostata. Permette anche di programmare ramp di temperatura.
  • Giacca a refrigerazione/riscaldamento per fermentatori: Per impianti più grandi, serbatoi in acciaio con doppia giacca collegata a un'unità di controllo termico (chiller/riscaldatore) offrono precisione massima.
  • Tappi riscaldanti e coperte termiche: Soluzioni economiche per alzare la temperatura in ambienti freddi, meno efficaci per raffreddare.
  • Bagno d'acqua: Immergere il fermentatore in un grande contenitore con acqua e usare un riscaldatore da acquario o aggiungere ghiaccio per regolare. Una soluzione low-tech ma laboriosa.

Indipendentemente dallo strumento, il monitoraggio è chiave. Un termometro a sonda affidabile, posizionato sul fermentatore (o meglio, immerso nel mosto con una sonda sterile) fornisce il dato reale. I moderni sistemi di fermentazione controllata integrano sensori, attuatori e software per registrare i dati e inviare allarmi, permettendo un controllo remoto.

Una tecnica avanzata è il cold crashing: al termine della fermentazione, si raffredda bruscamente la birra a 0-4°C per chiarificarla e sedimentare il lievito. Questo passaggio blocca anche ogni ulteriore attività metabolica, "congelando" il profilo aromatico. È importante farlo solo dopo che la fermentazione e una eventuale D-rest sono completate, per evitare di bloccare la riduzione del diacetile. La scelta e la manutenzione dell'impianto, come discusso nella guida su impianto birra a due tini vs tre tini, influenzano direttamente la facilità di eseguire queste operazioni.

Esterni desiderati vs. difetti: il confine sensoriale

La differenza tra un estere desiderato e un difetto sta spesso nella concentrazione, nel contesto dello stile e nella percezione personale. Ciò che per un amante delle Weissbier è il profumo della perfezione, per un bevitore di Pilsner è un'anomalia. Tuttavia, alcuni criteri oggettivi esistono.

Esteri desiderati sono quelli che contribuiscono positivamente e in modo riconoscibile al profilo dello stile. L'aroma di banana nell'Hefeweizen, il complesso fruttato-fiorito nella Tripel, il leggero sentore di mela verde in alcune English Bitter. In questi casi, gli esteri sono in equilibrio con malti, luppoli e altri composti, creando armonia.

Gli esteri difettosi (o off-flavor) si manifestano quando:

  1. Sono fuori stile: Note di banana in una Lager, un'intensa fruttosità in una Dry Stout.
  2. Sono eccessivi: Dominano l'aroma e il gusto, sovrastando ogni altro elemento e dando un'impressione artificiale (come caramelle alla frutta).
  3. Si presentano insieme ad altri difetti: Ad esempio, l'acetato di etile ad alta concentrazione può avere una componente solventica sgradevole, spesso associata a fermentazioni stressate o ad alti livelli di ossigeno.

Allenare il proprio palato a riconoscere queste sfumature è fondamentale. Partecipare a sessioni di degustazione mirate, utilizzare kit di riferimento per off-flavor e degustare birre di riferimento di alta qualità sono i metodi migliori. Una guida completa agli off-flavor è una risorsa indispensabile per ogni birraio che vuole affinare le proprie capacità sensoriali e diagnosticare problemi di processo.

Casi limite e tendenze: lieviti a fermentazione calda e fredda

Il panorama dei lieviti si sta espandendo, sfidando le convenzioni sul binomio temperatura-esteri. I lieviti Kveik norvegesi sono il caso più emblematico. Questi ceppi, isolati da tradizioni farmhouse, possono fermentare in modo incredibilmente rapido e completo a temperature di 30-40°C producendo, a seconda del ceppo, profili che vanno dalla frutta tropicale esplosiva a note più pulite e agrumate. La loro termotolleranza permette di fermentare senza controllo attivo del freddo in climi caldi, rivoluzionando le logistiche per alcuni birrifici.

All'estremo opposto, ci sono lieviti selezionati per fermentare al freddo ma produrre comunque carattere. Alcuni ceppi ibridi (a volte chiamati "californiani") possono lavorare a 15-18°C offrendo un profilo ibrido tra ale e lager, con una pulizia quasi da lager ma una leggera fruttatosità da ale. Questi lieviti sono popolari per stili come la California Common (fermentata con il ceppo Anchor Steam) e per quelle IPA che richiedono una base neutra ma non completamente sterile.

Queste tendenze riflettono una birrificazione artigianale sempre più sperimentale e adattiva. L'uso di lieviti selvaggi come il Brettanomyces apre un altro capitolo: questi microrganismi producono esteri complessi e spesso evolutivi (note di frutta tropicale, ananas, sudore) durante una lunga maturazione, indipendentemente dalla temperatura di fermentazione primaria. Per chi è interessato a esplorare queste frontiere, un approfondimento sui lieviti birra innovativi offre una panoramica sulle nuove possibilità.

Consigli pratici per birrai artigianali

  1. Conosci il tuo lievito. Leggi sempre le specifiche del produttore e, se possibile, cerca recensioni o esperienze di altri birrai con quel ceppo. Ogni lotto può avere piccole variazioni.
  2. Investi nel controllo della temperatura. È l'investimento a più alto ritorno in termini di miglioramento della qualità. Un frigorifero usato e un termostato digitale a 50€ possono fare la differenza tra una birra casalinga e una birra da competizione.
  3. Documenta tutto. Annota la temperatura di fermentazione impostata, le temperature ambientali, le variazioni fatte, il tasso di inoculo. Correla questi dati con il risultato in bicchiere.
  4. Fidati dei tuoi sensi, ma verifica. Se percepisci troppi esteri in una birra che dovrebbe essere pulita, controlla i tuoi processi: temperatura reale durante la fermentazione, vitalità del lievito, tasso di inoculo.
  5. Considera la fermentazione scalare per stili complessi. Per le Belgian Strong Ale o le Saison, iniziare più freddi (es. 18°C) e salire gradualmente a 24-26°C nei giorni successivi può controllare la formazione iniziale di alcoli superiori e favorire un'attentuazione completa con un carattere complesso ma non selvaggio.
  6. Ricorda che la pulizia è fondamentale. Un fermentatore o una linea di trasferimento sporca possono ospitare contaminanti che producono esteri anomali. Segui sempre rigorosi protocolli di pulizia e sanificazione.
  7. Per servizi B2B, la stabilità è tutto. Se fornisci birra a pub o ristoranti, la riproducibilità è cruciale. Un controllo di temperatura ferreo in produzione è il primo passo. Il secondo è assicurarsi che il cliente mantenga la catena del freddo e serva la birra con impianti puliti. Servizi come il servizio di pulizia spillatore birra sono un'estensione necessaria della tua garanzia di qualità.

La produzione di esteri è una delle aree più affascinanti e soddisfacenti della birrificazione. Padroneggiarla non richiede attrezzature fantascientifiche, ma osservazione, pazienza e una comprensione fondamentale della biologia del lievito. Con queste conoscenze, il birraio può veramente dipingere con una tavolozza aromatica vasta, creando birre che non solo dissetano, ma raccontano una storia di scelte precise e di rispetto per il processo vivente della fermentazione.

Domande frequenti su temperatura di fermentazione ed esteri (FAQ)

D: Posso correggere una birra con troppi esteri?
R: Una volta formatisi, gli esteri sono molto stabili e non possono essere rimossi. L'unica possibilità è tentare di mascherare il difetto con aromi più forti, ad esempio con un dry hopping aggressivo in una IPA. La prevenzione, attraverso un controllo adeguato della temperatura e del processo, è l'unica vera soluzione.

D: È meglio fermentare sempre al limite basso del range di temperatura per un lievito?
R: Dipende dall'obiettivo. Fermentare al freddo produce meno esteri e un profilo più pulito. Se stai cercando il carattere tipico di uno stile come una Belgian Ale o una Weissbier, fermentare al freddo ti darà una versione molto smorzata. Per esprimere il carattere del lievito, è spesso necessario fermentare nella parte medio-alta del suo range ottimale.

D: La temperatura ambientale è sufficiente per controllare la fermentazione?
R: No, raramente. La fermentazione è esotermica: il lievito genera calore. La temperatura del mosto può essere anche 5-8°C superiore a quella ambientale, specialmente durante il picco fermentativo. Controllare la temperatura ambiente non equivale a controllare la temperatura del mosto. Una sonda nel mosto è essenziale.

D: I lieviti Kveik possono sostituire i lieviti tradizionali per tutti gli stili?
R: No. I Kveik hanno profili aromatici distinti e non sono adatti a replicare stili classici che richiedono un carattere specifico. Sono eccellenti per birre dove il loro profilo è desiderato (es. alcune IPA, Saison moderne) o per birre da servire fresche dove la rapidità è un vantaggio. Non sono un sostituto universale.

D: Come posso aumentare gli esteri di banana in una Hefeweizen senza alzare troppo la temperatura?
R: Oltre a una temperatura nella fascia alta (22°C), puoi provare a: 1) Underpitching lieve (inoculare meno lievito), 2) Usare un mosto con una percentuale più alta di malti di frumento, 3) Aggiungere una piccola quantità di zucchero semplice per aumentare lo stress osmotico iniziale. Attenzione a non esagerare per non ottenere sapori indesiderati.

tl;dr

Gli esteri (aromi fruttati) sono prodotti dal lievito e la loro concentrazione dipende esponenzialmente dalla temperatura di fermentazione: più calda è, più esteri si formano. Per controllare il profilo aromatico, è vitale mantenere la temperatura stabile nel range ideale per lo stile (es. 18-22°C per Ale, 8-12°C per Lager), scegliendo il ceppo di lievito corretto e monitorando il processo con precisione.

Fonte esterna autorevole: Per una trattazione scientifica approfondita sulla biosintesi degli esteri nei lieviti e l'impatto delle condizioni di fermentazione, si consiglia la consultazione delle pubblicazioni di ricerca disponibili attraverso la National Library of Medicine (PubMed) all’indirizzo https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/ cercando termini come "yeast ester production fermentation temperature".

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Un commento

  1. Articolo chiarissimo. La parte sulla pressione di fermentazione mi ha aperto un mondo, devo provare lo spunding.

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