Birra Artigianale e Lattoli: Aromi di Cocco e Legno

C’è un momento, durante la degustazione di una birra invecchiata in botte o di una particolare Scotch Ale, in cui il palato viene avvolto da un aroma inconfondibile. Può essere il profumo burroso di un biscotto appena sfornato, la dolcezza esotica del cocco grattugiato o il ricordo di una nocciola tostata. Queste sensazioni, spesso avvolgenti e complesse, sono il biglietto da visita di una famiglia di composti chimici affascinante e poco conosciuta al di fuori dei laboratori di analisi: i lattoli, o più correttamente lattoni. Questo articolo si propone di esplorare il ruolo di queste molecole nel panorama della birra artigianale, un viaggio che parte dalla chimica per arrivare al bicchiere, cercando di svelare come piccole variazioni nei processi produttivi possano generare una sinfonia di aromi. Come sempre, quando si parla di percezioni sensoriali, è bene ricordare che la soggettività gioca un ruolo primario; ciò che per un assaggiatore è un netto sentore di cocco, per un altro può essere una vaga nota di legno pregiato. L’obiettivo è fornire gli strumenti per riconoscere e apprezzare questa complessità.

In questo post

Cosa sono i lattoli e come si formano nella birra

I lattoli (o lattoni) sono esteri ciclici derivanti da idrossiacidi. In termini più semplici, sono molecole aromatiche che si formano quando alcuni acidi grassi subiscono processi di riscaldamento o ciclizzazione. La loro soglia di percezione olfattiva è spesso molto bassa, il che significa che quantità infinitesimali sono sufficienti a trasmettere un aroma distintivo al prodotto finito. Nella birra, la loro presenza è quasi sempre sinonimo di complessità e profondità, lontana anni luce dai profili aromatici lineari e puliti di una giovane lager industriale.

La formazione dei lattoni in ambito brassicolo può avvenire attraverso diverse vie. La più comune è legata ai trattamenti termici, sia durante la torrefazione del malto, sia durante l’ebollizione del mosto. Un’altra via, forse la più affascinante, è legata all’invecchiamento in legno, dove il calore e l’ossigenazione lenta favoriscono la trasformazione dei precursori presenti nel legno stesso. È un processo lento e delicato, che richiede una profonda conoscenza della materia prima e dei fenomeni chimici in atto, simile alla gestione della micro-ossigenazione nella birra [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/micro-ossigenazione-nella-birra-tecniche-avanzate-per-la-maturazione-perfetta/].

La fonte primaria: il legno e la tostatura dei cereali

Due sono i grandi “produttori” di lattoni in birrificio: la materia prima (il cereale) e il contenitore (la botte). Da un lato, la tostatura del malto, specialmente quella spinta dei malti scuri, genera una serie di reazioni di Maillard e di degradazione dei lipidi che portano alla formazione di molecole lattoniche. Queste conferiscono quelle note di nocciola, biscotto, caramello e talvolta di frutta secca che caratterizzano stout, porter e birre scure in generale. La scelta del malto chocolate [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/malto-chocolate-storia-caratteristiche-e-ricette-per-birre-ricche-di-personalita/] o del malto black [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/malto-black-caratteristiche-storia-e-ricette-per-scoprire-lanima-scura-della-birra-artigianale/] non è solo una questione di colore, ma di un preciso apporto aromatico.

Dall’altro lato, il legno delle botti è una fonte inesauribile di precursori aromatici. Le querce, ma anche altri legni come il ciliegio o il castagno, rilasciano nel tempo composti che si trasformano in lattoni. Questo è particolarmente evidente nelle birre affinate in botte [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/fermentazione-in-botte-caratteristiche-e-come-funziona/], dove il legno non è un semplice contenitore, ma un ingrediente attivo. L’uso di legni alternativi alla botte [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/legni-alternativi-alla-botte-chips-cubetti-spirali-e-foeder/], come chips, cubetti o spirali, permette di modulare l’intensità di questi aromi in modo più rapido e controllato.

Lattoli e invecchiamento: il ruolo delle botti

L’invecchiamento in botte è forse il contesto in cui i lattoni esprimono al meglio la loro potenza. Quando una birra riposa per mesi o anni in una botte che ha precedentemente ospitato vino, whisky o bourbon, avviene uno scambio complesso. Il legno cede alla birra non solo tannini e vanillina, ma anche una serie di lattoli preformati o dei loro precursori. In particolare, i cosiddetti “whisky lactones” (o quercus lattoni) sono responsabili delle note di cocco, legno fresco e noce di cocco che si percepiscono in molte birre invecchiate.

Questi composti si formano a partire dai lipidi presenti nel legno e la loro concentrazione varia a seconda della specie di quercia (americana o europea), del grado di tostatura della botte e del numero di utilizzi che la botte stessa ha avuto. Una botte di primo passaggio, ad esempio, rilascerà una quantità molto maggiore di aromi lattonici rispetto a una botte esausta. La gestione di questo processo è un’arte sottile, che richiede attrezzature adeguate e una profonda conoscenza della filtrazione della birra [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/filtrazione-della-birra-tecniche-supporti-e-impatti-sul-gusto/] per evitare di perdere proprio quei composti volatili che si è lavorato tanto per creare.

Stili birrari caratterizzati da note lattoniche

Diversi stili birrari, sia tradizionali che moderni, presentano note lattoniche come parte integrante del loro profilo sensoriale. Tra i classici, le Scotch Ale e le Wee Heavy sono note per i loro sentori di caramello, toffee e talvolta di nocciola, tutti riconducibili a lattoni formatisi durante la lunga bollitura del mosto e l’uso di malti speciali. Le Barley Wine invecchiate, poi, sono un vero e proprio scrigno di questi aromi, dove il legno e l’ossidazione controllata giocano un ruolo fondamentale.

Nel mondo delle birre scure, le Imperial Stout invecchiate in botte (spesso in botti di bourbon) sono forse l’esempio più lampante di come i lattoni possano dominare la scena. Il profumo di cocco, vaniglia e legno tostato si intreccia con le note di cioccolato fondente e caffè dei malti scuri. Anche alcune Belgian Dark Strong Ale [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/belgian-dark-ale-cose-caratteristiche-storia-e-abbinamenti/] possono mostrare, dopo un adeguato invecchiamento, sottili note lattoniche che si aggiungono alla loro già notevole complessità fruttata e speziata.

L’equilibrio tra lattoli e altri composti aromatici

La presenza di lattoni in una birra non è mai fine a se stessa. Il loro ruolo è quello di interagire con le altre centinaia di molecole aromatiche presenti, creando un equilibrio che può essere effimero o duraturo. Un’eccessiva nota di cocco, ad esempio, può risultare invadente e coprire la delicatezza dei luppoli o la finezza dei fenoli [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/fenoli-nella-birra/] prodotti dal lievito. Al contrario, una loro assenza in una birra invecchiata può rendere il profilo piatto e poco interessante.

L’arte del mastro birraio, in questo contesto, è quella di saper bilanciare la produzione di questi composti con la loro percezione. La scelta del lievito [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/lievito-english-ale/] e delle temperature di fermentazione può influenzare la produzione di esteri e altri composti che si fonderanno con i lattoni. Allo stesso modo, la gestione del dry hopping [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/dry-hopping-in-linea-vantaggi-limiti-e-soluzioni-per-piccoli-birrifici-artigianali/] in una birra invecchiata è un’operazione delicatissima, poiché i volatili aromi del luppolo potrebbero scontrarsi o sovrapporsi a quelli più pacati e profondi del legno.

Come riconoscere i lattoli in una degustazione

Riconoscere i lattoli durante una degustazione richiede un po’ di pratica e un vocabolario sensoriale ben sviluppato. Non esistono note di degustazione univoche, ma alcune famiglie di aromi sono tipicamente associate a queste molecole. La più nota è senza dubbio l’aroma di cocco. Quando si avvicina il bicchiere al naso e si percepisce un netto sentore di noce di cocco fresca o di latte di cocco, è molto probabile che si sia in presenza di lattoli, specialmente in birre invecchiate in botti di rovere americano.

Un’altra famiglia di aromi è quella del burro e del caramello. Sebbene il diacetile sia il principale responsabile del sentore di burro, alcuni lattoni contribuiscono a note più dolci e cremose, che ricordano il burro di arachidi o il caramello al burro salato. Infine, le note di frutta secca (nocciola, mandorla, noce) e di legno (legno di cedro, legno fresco di quercia) sono spesso un segnale della presenza di queste molecole. Per affinare queste capacità, nulla è meglio della pratica. Organizzare una degustazione guidata [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/evento-degustazione-birra-la-guida-completa-per-organizzarlo-con-successo/] con un esperto può aiutare a memorizzare e distinguere questi aromi complessi.

Il futuro: lattoli e innovazione brassicola

La ricerca e la sperimentazione nel campo degli aromi non si fermano mai. Oggi, grazie a tecniche analitiche sempre più sofisticate, i birrai possono conoscere con precisione il profilo dei lattoni presenti nelle loro birre e intervenire per modularlo. Questo apre scenari affascinanti, come la creazione di birre “su misura” in cui le note di cocco o di legno vengono dosate con la precisione di un farmacista.

Parallelamente, si studia l’impiego di lieviti non convenzionali, come i lieviti Kveik [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/lievito-kveik/] o i Brettanomyces [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/lievito-brettanomyces-caratteristiche-e-ricette/], che possono produrre autonomamente composti lattonici durante la fermentazione. Anche l’uso di adjuncts non convenzionali [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/adjuncts-non-convenzionali-cereali-alternativi-e-tendenze-globali/], come il grano saraceno o il miglio, potrebbe portare alla scoperta di nuove molecole aromatiche. In questo contesto di fermento creativo, anche l’offerta di una beer firm come La Casetta Craft Beer Crew, con la sua attenzione alla qualità e alla selezione di birre come la double IPA, la tripel, l’American Pale Ale e la Belgian dark strong ale, può essere un punto di riferimento per chi cerca birre dal profilo aromatico complesso e ben definito, magari da gustare in un’occasione speciale come un matrimonio [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/angolo-spillatore-birra-per-matrimonio-scegli-la-casetta-craft-beer-crew/], dove la qualità del servizio è importante tanto quanto quella del prodotto. La pulizia e la manutenzione delle linee di spillatura, con un adeguato servizio di pulizia spillatore [link: https://www.lacasettacraftbeercrew.it/servizio-di-pulizia-spillatore-birra-scegli-la-casetta-craft-beer-crew/], sono fondamentali per preservare questi aromi delicati fino all’ultimo sorso.

Domande frequenti su birra artigianale e lattoli (FAQ)

1. Cosa sono esattamente i lattoli nella birra?
I lattoli (o lattoni) sono composti aromatici ciclici che si formano da acidi grassi durante processi termici o di invecchiamento. Sono responsabili di note di cocco, legno, nocciola e caramello.

2. In quali stili birrari si trovano più frequentemente i lattoli?
Si trovano spesso in birre invecchiate in botte (specialmente in botti di bourbon o whisky), in Scotch Ale, Barley Wine, Imperial Stout e in alcune birre scure con malti molto tostati.

3. I lattoli sono un difetto o una qualità?
Dipende dalla loro intensità e dall’equilibrio con gli altri aromi. In giusta misura, aggiungono complessità e profondità. Se troppo invadenti, possono coprire gli altri sentori e risultare sgradevoli.

4. Come posso imparare a riconoscere i lattoli?
La pratica è fondamentale. Degustare birre invecchiate in botte note per questi aromi e confrontarle con versioni giovani dello stesso stile può aiutare. Cercare note di cocco, legno di cedro e nocciola tostata.

5. Tutte le birre invecchiate in legno hanno note lattoniche?
Non tutte, e non nella stessa misura. Dipende dal tipo di legno, dalla sua tostatura, dal numero di utilizzi della botte e dalla durata dell’invecchiamento.

6. I lattoli possono essere aggiunti artificialmente alla birra?
La legge e le pratiche del settore artigianale tendono a preferire metodi naturali. Tuttavia, l’uso di chips di legno o di specifici preparati può concentrare questi aromi, sebbene molti puristi preferiscano il lento affinamento in botte.

7. Le birre con lattoli sono adatte a tutti?
Le birre con forti note lattoniche, specialmente quelle invecchiate in botte, hanno spesso profili molto decisi e un grado alcolico elevato. Sono generalmente consigliate a degustatori esperti o a chi cerca esperienze sensoriali complesse.

TL;DR

In sintesi: I lattoli (o lattoni) sono composti aromatici derivati da acidi grassi, spesso presenti in birre invecchiate in botte o scure. Conferiscono note distintive di cocco, legno, vaniglia e caramello. L’equilibrio è essenziale per non coprire altri sapori.

🍻 Novità, sconti e promozioni:
iscriviti alla newsletter!

Non inviamo spam! Puoi saperne di più leggendo la nostra Informativa sulla privacy

4 commenti

  1. Articolo molto tecnico ma affascinante! Non pensavo che l’aroma di cocco potesse venire dal legno. Credevo fosse sempre un’aggiunta artificiale.

  2. Adoro le note lattoniche nelle Imperial Stout. Se cercate ispirazione, ecco una lista di ottime birre invecchiate che ho provato recentemente. Complimenti per la spiegazione sui whisky lactones.

  3. Ottima disamina chimica. Aggiungerei che anche l’ossidazione controllata gioca un ruolo fondamentale nella percezione di questi aromi, non solo l’estrazione dal legno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *