Quale Birra è Adatta ai Celiaci?

Il rapporto tra la celiachia e il consumo di birra è stato per decenni un argomento spinoso. La medicina e l’industria alimentare hanno lavorato a lungo per abbattere un muro che sembrava invalicabile: la birra tradizionale, per sua stessa natura, nasce da cereali come orzo e frumento, ingredienti che contengono glutine. Oggi il panorama è radicalmente cambiato, ma la domanda “quale birra è adatta ai celiaci?” richiede una risposta complessa, che va oltre il semplice marchio stampato in etichetta.

La comunità scientifica, attraverso enti di ricerca come l’Istituto Superiore di Sanità, ha fatto passi da gigante nella comprensione dei processi di rimozione del glutine. Parallelamente, i birrifici hanno sviluppato tecettive tecniche per garantire la sicurezza del prodotto finale senza sacrificare il piacere della degustazione. Questo articolo si propone di fare chiarezza, analizzando le opzioni disponibili con rigore e obiettività, lontano da mode e marketing.

L’obiettivo non è stilare una classifica assoluta che possa generare polemiche, ma fornire una mappa concettuale per orientarsi. Ogni persona celiaca ha una sensibilità diversa e, come vedremo, anche il concetto di “senza glutine” applicato alla birra ha delle sfumature tecniche importanti. Ci affideremo ai dati forniti dall’Associazione Italiana Celiachia (AIC) e a studi indipendenti per analizzare la sicurezza e le caratteristiche organolettiche di queste produzioni, cercando di aiutare il lettore a scoprire nuove proposte che rispettino la sua salute e il suo palato.

In questo post

La scienza della rimozione: come si produce la birra gluten free

Per comprendere quale birra sia effettivamente sicura, è necessario addentrarsi nei processi produttivi. Esistono due macro-categorie di birre per celiaci: quelle che utilizzano materie prime naturalmente prive di glutine e quelle che partono da cereali tradizionali (orzo o frumento) ma vengono sottoposte a un processo di rimozione del glutine. Quest’ultima tecnologia è la più dibattuta e anche la più affascinante dal punto di vista chimico.

Il processo prevede l’aggiunta di un enzima specifico durante la fermentazione o alla fine di essa. Questo enzima, derivato da microrganismi non geneticamente modificati, agisce come un paio di forbici molecolari: taglia le proteine del glutine in frammenti più piccoli. L’obiettivo è ridurre la concentrazione sotto la soglia di 20 parti per milione (ppm), il limite legale stabilito in Europa per poter apporre la dicitura “senza glutine” in etichetta.

Uno studio finanziato dall’AIC e condotto dall’Istituto Superiore di Sanità ha analizzato l’effetto di queste birre su modelli cellulari in vitro. La ricerca, pubblicata sull’AOECS Scientific Book, ha dimostrato che le birre da malto d’orzo etichettate “senza glutine” non innescano una reazione infiammatoria nei modelli cellulari. Questo dato è fondamentale perché sposta il dibattito dal piano puramente chimico a quello clinico, offrendo una rassicurazione basata su evidenze scientifiche. La gestione della ricetta e dei parametri di produzione, come spiegato nel nostro approfondimento sull’uso di adjuncts non convenzionali, richiede una precisione millimetrica per non alterare il profilo finale della bevanda.

Materie prime naturalmente prive di glutine: cereali alternativi

La seconda strada per produrre birra per celiaci è quella di abbandonare completamente i cereali “proibiti” e utilizzare fonti amilacee alternative. Riso, mais, miglio, sorgo, grano saraceno e quinoa sono solo alcuni esempi. Questa filosofia produttiva elimina alla radice il problema della contaminazione, ma presenta sfide tecniche notevoli.

Il malto d’orzo non è solo una fonte di zuccheri, ma contribuisce in modo determinante al corpo, alla schiuma e al profilo aromatico della birra. Sostituirlo integralmente significa dover ricreare un equilibrio complesso. Il riso, ad esempio, tende a produrre birre molto leggere e secche, con scarso corpo. Il grano saraceno dona note rustiche e leggermente speziate, ma può risultare astringente se non gestito correttamente.

Alcuni birrifici artigianali italiani stanno sperimentando con successo queste materie prime, ottenendo riconoscimenti internazionali. Birrificio Curtense, ad esempio, produce una birra alle castagne che, pur non contenendo glutine, offre una complessità e una morbidezza sorprendenti. Allo stesso modo, Mister B Brewery ha stupito la critica con una Neomexican Lager che utilizza tortillas di mais durante la produzione. Questi esempi dimostrano che la birra gluten free non è una copia sbiadita dell’originale, ma può rappresentare una categoria a sé stante, ricca di personalità. Per chi cerca idee su abbinamenti insoliti, la nostra guida su cosa mangiare a un aperitivo con la birra offre spunti interessanti.

Il ruolo degli enzimi e la soglia dei 20 ppm

La soglia dei 20 ppm è il cardine della normativa europea. Significa che un chilogrammo di alimento può contenere fino a 20 milligrammi di glutine residuo. È un limite estremamente prudenziale, studiato per proteggere anche i celiaci più sensibili. Nel caso delle birre da cereali tradizionali trattate con enzimi, raggiungere e mantenersi sotto questa soglia è una sfida quotidiana.

L’efficacia del trattamento enzimatico dipende da molteplici fattori: la concentrazione iniziale di glutine nel mosto, il tipo di enzima utilizzato, i tempi e le temperature di contatto. Non tutti i prodotti in commercio sono uguali, e la differenza la fa il rigore del protocollo produttivo. Un birrificio serio non si limita a fare una dichiarazione di conformità, ma sottopone ogni lotto a test di laboratorio approfonditi.

L’analisi in laboratorio non è solo un obbligo burocratico, ma una garanzia per il consumatore. Tecniche come il test ELISA (Enzyme-Linked Immunosorbent Assay) sono in grado di quantificare il glutine residuo con precisione. I birrifici che adottano un sistema di controllo qualità interno, simile a quello descritto nella nostra guida sulla creazione di un laboratorio interno minimale, sono in grado di monitorare costantemente la sicurezza del loro prodotto, intervenendo in tempo reale se qualcosa va storto. Per chi vuole approfondire l’importanza dei controlli in produzione, consigliamo la lettura dell’articolo sulle analisi microbiologiche essenziali.

Rischio contaminazione e certificazioni: cosa cercare in etichetta

Oltre al processo produttivo in sé, un altro elemento critico è il rischio di contaminazione incrociata. Un birrificio che produce anche birre tradizionali con glutine deve adottare misure drastiche per evitare che una birra gluten free entri in contatto con residui di malto d’orzo o frumento. Questo significa linee di produzione dedicate, sistemi di pulizia certificati e protocolli HACCP rigorosi.

L’etichetta è il biglietto da visita del produttore e la principale fonte di informazioni per il consumatore. La legge obbliga a riportare in modo evidente la presenza di ingredienti derivati da cereali contenenti glutine, anche se il prodotto finale è “senza glutine”. Quindi, se in etichetta leggete “malto d’orzo” (o frumento) e accanto la dicitura “senza glutine”, significa che il prodotto è stato sottoposto al trattamento enzimatico. Se invece gli ingredienti sono esclusivamente riso, mais o grano saraceno, allora siamo di fronte a una birra naturalmente priva di glutine.

La certificazione di un ente terzo, come il marchio Spiga Barrata o il simbolo dell’Associazione Italiana Celiachia, è un ulteriore livello di garanzia. Questi enti effettuano audit e controlli a campione per verificare che il processo sia effettivamente sicuro e costante nel tempo. Per un locale che offre birra alla spina, come descritto nel nostro servizio per l’angolo spillatore per matrimoni, è fondamentale richiedere ai fornitori la documentazione che attesti la conformità dei prodotti, per tutelare la salute degli ospiti.

Analisi sensoriale: la birra gluten free è buona come la tradizionale?

Per anni, la birra senza glutine ha avuto la fama di essere un prodotto di serie B, con un sapore acquoso o stranamente dolciastro. Questa reputazione, un tempo meritata, è oggi ampiamente superata. L’evoluzione delle tecniche e la maggiore esperienza dei mastri birrai hanno portato alla creazione di prodotti che competono ad armi pari con le birre tradizionali.

Prendiamo ad esempio la “Sorriso” di Birra Eretica. Con una gradazione di 6,5% e una base di malto d’orzo e riso, offre un profilo pulito e rinfrescante, con un aroma floreale derivante dai luppoli tedeschi. È una birra complessa, pensata per un pubblico esigente, non solo per chi ha un’intolleranza. Allo stesso modo, marchi industriali come Birra Peroni hanno lanciato versioni gluten free del loro celebre Nastro Azzurro, cercando di replicare fedelmente il profilo aromatico originale attraverso l’uso di enzimi specifici che preservano le note agrumate e il finale pulito.

La chiave sta nella capacità del birraio di bilanciare gli ingredienti. Nelle birre senza glutine da cereali alternativi, la mancanza delle proteine dell’orzo richiede spesso l’uso di fiocchi d’avena o altri cereali per donare corpo e stabilità alla schiuma. Nelle birre trattate con enzimi, la sfida è evitare che il taglio delle proteine produca peptidi amari o alteri la percezione del corpo. Il risultato finale, quando il processo è ben eseguito, è una bevanda che non ha nulla da invidiare alla controparte “glutinosa”. Per chi volesse cimentarsi nella produzione domestica, la nostra ricetta per fare la birra fatta in casa può essere un ottimo punto di partenza, ricordando di sostituire i cereali con alternative senza glutine.

Consumo moderato e indicazioni mediche

Nonostante i progressi tecnologici, il Board del Comitato Scientifico AIC suggerisce un consumo moderato e saltuario per le birre ottenute da malto d’orzo o frumento rese “senza glutine”. Questa raccomandazione si basa sul principio che, sebbene il residuo di glutine sia sotto la soglia di sicurezza, questi prodotti contengono comunque un residuo fisso, a differenza dei prodotti da materie prime naturalmente prive di glutine dove il limite dei 20 ppm serve a regolare eventuali contaminazioni accidentali.

Cosa significa “moderato e saltuario” nella pratica? Non esiste una formula matematica. Dipende dall’età, dal sesso, dal peso e dalla sensibilità individuale. L’AIC esclude chiaramente un consumo giornaliero, abituale o periodico. La scelta deve essere informata e consapevole. Per chi cerca un’alternativa ancora più sicura, le birre da cereali naturalmente privi di glutine (miglio, riso, grano saraceno) rappresentano la scelta più prudente, in quanto non contengono alcun derivato di cereali tossici.

È sempre importante ricordare che l’alcol di per sé è una sostanza potenzialmente dannosa. L’Organizzazione Mondiale della Sanità non suggerisce quantitativi “sicuri” di consumo, poiché le prove dimostrano che la situazione ideale per la salute è non consumare affatto alcol. Qualsiasi consumo di alcol comporta dei rischi, inclusa la dipendenza e l’aumento del rischio di alcune patologie. Per un’analisi più approfondita degli effetti, si può consultare il nostro articolo su cosa fa la birra al cervello.

La birra gluten free nel contesto della ristorazione e degli eventi

La crescente attenzione verso le intolleranze alimentari ha trasformato il mondo della ristorazione. Offrire una valida alternativa senza glutine non è più un vezzo, ma una necessità per chi vuole accogliere una clientela diversificata. Nel settore della birra artigianale, questa consapevolezza sta crescendo, ma permangono criticità legate alla gestione del punto vendita.

Per un pub o un ristorante, inserire una o più birre gluten free nel proprio menu significa ampliare il potenziale pubblico. Significa anche, però, assumersi la responsabilità di preservare l’integrità del prodotto fino al bicchiere del cliente. Il problema principale, come accennato, è la contaminazione incrociata sulle linee di spillatura. Un locale che utilizza lo stesso sistema di erogazione per birre con e senza glutine, senza una pulizia certificata tra un fusto e l’altro, vanifica ogni sforzo del produttore.

La soluzione passa attraverso l’adozione di protocolli rigorosi. L’ideale sarebbe disporre di una linea di spillatura dedicata esclusivamente alle birre gluten free. In alternativa, è indispensabile un sistema di pulizia profonda e certificata, in grado di rimuovere ogni traccia di residui proteici. Un servizio professionale di manutenzione, come quello offerto da La Casetta Craft Beer Crew per la pulizia degli spillatori, garantisce l’igiene necessaria per operare in sicurezza, riducendo drasticamente il rischio di contaminazione.

Anche la scelta del bicchiere è importante. Lavaggi in lavastoviglie con detergenti aggressivi possono lasciare residui che, seppur invisibili, interferiscono con la schiuma e il flavour della birra. Per una degustazione ottimale, la pulizia del bicchiere è un passaggio fondamentale, come spieghiamo nel nostro articolo sul motivo per cui un bicchiere deve essere perfettamente pulito.

Abbinamenti gastronomici con birre senza glutine

La birra gluten free non è solo una bevanda “per celiaci”, ma un prodotto gastronomico a tutti gli effetti, capace di reggere il confronto con piatti complessi. La chiave per un abbinamento riuscito sta nel comprendere la struttura e il profilo aromatico della birra, esattamente come si farebbe con una versione tradizionale.

Le birre ottenute da riso o mais, generalmente più leggere e secche, si prestano perfettamente a piatti delicati. Un sushi di pesce, ad esempio, trova nella pulizia e nella carbonazione vivace di una lager senza glutine un accompagnamento ideale. Le versioni a base di grano saraceno, con le loro note rustiche e leggermente terrose, creano un connubio interessante con formaggi di media stagionatura o affettati come la bresaola.

Per le birre più strutturate, come quelle ottenute da orzo trattato enzimaticamente, gli abbinamenti si fanno più audaci. Una birra gluten free in stile IPA, se ben fatta, possiede il carico aromatico di luppoli agrumati e resinose sufficiente per accompagnare carni alla griglia o piatti speziati della cucina etnica. Persino i dessert possono essere esaltati: una birra scura con note di cioccolato e caffè, come una stout realizzata con cereali alternativi, si sposa magnificamente con un fondente al cioccolato o un tiramisù.

La versatilità di questi prodotti apre scenari interessanti anche per chi organizza eventi. Per un buffet di nozze o una cena aziendale, includere birre senza glutine di qualità significa garantire a tutti gli ospiti la stessa esperienza sensoriale, senza distinzioni. Il nostro servizio per l’angolo spillatore per matrimoni prevede la possibilità di selezionare etichette attente a queste esigenze, con personale formato per gestire al meglio la somministrazione.

Il futuro della categoria: innovazioni e tendenze

Il settore della birra gluten free è in rapida evoluzione. La ricerca scientifica e la creatività dei birrai stanno spingendo i confini sempre più in là, portando alla luce tecniche e ingredienti insoliti. Una delle tendenze più promettenti è l’uso di cereali antichi e cosiddetti “minori”, come il teff, il fonio o il cañihua, che offrono profili aromatici del tutto nuovi e inesplorati.

Parallelamente, si affinano le tecniche di birrificazione. Il controllo della temperatura durante la saccarificazione di mosti privi di glutine è cruciale per ottenere una buona resa e un profilo zuccherino bilanciato. L’impiego di lieviti innovativi, in grado di esaltare determinate note aromatiche anche in assenza delle proteine dell’orzo, è un altro campo di studio attivo. Questi lieviti, selezionati appositamente, possono produrre esteri che ricordano la frutta tropicale o floreale, arricchendo la complessità del prodotto.

Dal punto di vista della stabilità e della shelf life, i birrifici stanno imparando a gestire al meglio le peculiarità di queste birre. L’assenza di alcune proteine può rendere il prodotto più vulnerabile all’ossidazione o ai difetti di schiuma. L’utilizzo di tecniche avanzate di micro-ossigenazione controllata o l’aggiunta di ingredienti naturali che favoriscono la ritenzione della schiuma sono soluzioni sempre più diffuse.

Anche il mondo della birra artigianale online si sta adeguando. Su piattaforme specializzate come la nostra, è possibile trovare selezioni sempre più ampie e diversificate, con schede prodotto dettagliate che specificano chiaramente il tipo di processo utilizzato e le certificazioni possedute, aiutando il consumatore a orientarsi con sicurezza.

Analisi comparativa: birre da cereali alternativi vs birre trattate

Per aiutare il lettore a scegliere consapevolmente, proponiamo una tabella comparativa che mette a confronto le due principali tipologie di birra gluten free, analizzandone pregi, difetti e caratteristiche distintive. Questo strumento vuole essere una guida pratica, non un giudizio di valore assoluto.

Caratteristica Birre da cereali naturalmente privi di glutine Birre da cereali tradizionali trattate enzimaticamente
Materie prime Riso, mais, miglio, grano saraceno, quinoa, sorgo Malto d’orzo, malto di frumento
Sicurezza per il celiaco Massima. Assenza totale di glutine dalla materia prima Elevata, se il processo è certificato e i controlli sono rigorosi. Rientrano nei limiti di legge (<20 ppm)
Profilo aromatico Spesso molto caratteristico, con note rustiche, dolciastre o neutre a seconda del cereale. Può discostarsi dal gusto della birra tradizionale Mira a replicare fedelmente il profilo delle birre classiche (Pils, IPA, Stout) dello stesso stile
Corpo e schiuma Tendenzialmente più difficile da ottenere. Richiede l’uso di tecniche aggiuntive (fiocchi d’avena, malti speciali) per migliorare la struttura Più simile alla birra tradizionale, anche se il taglio enzimatico delle proteine può ridurre leggermente la persistenza della schiuma
Processo produttivo Richiede una gestione attenta della saccarificazione e della filtrazione per evitare problemi di resa Richiede un controllo millimetrico dell’aggiunta enzimatica e test rigorosi su ogni lotto
Indicazione per il consumatore Ideale per celiaci con sensibilità elevata o che preferiscono evitare qualsiasi derivato di cereali con glutine Ottima scelta per chi cerca un gusto più familiare, ma da consumare con moderazione secondo le indicazioni AIC

Questa tabella evidenzia come non esista una scelta “migliore” in assoluto, ma solo la scelta più adatta alle proprie esigenze e ai propri gusti. La varietà è un valore aggiunto del mercato.

Approfondimento tecnico: come leggere un’etichetta di birra gluten free

L’etichetta è il documento più importante per il consumatore celiaco. Oltre alla lista degli ingredienti e alla dicitura “senza glutine”, ci sono altri dettagli che possono fornire indicazioni preziose sulla qualità e la sicurezza del prodotto.

La presenza del numero di lotto e di una data di scadenza ben chiara è il primo segnale di serietà. Un produttore attento traccia ogni singola partita, permettendo eventuali richiami in caso di problemi. Sulle birre trattate enzimaticamente, alcuni birrifici aggiungono volontariamente la dicitura “ottenuto da malto d’orzo reso senza glutine” per maggiore trasparenza.

I simboli delle certificazioni sono un ulteriore elemento da osservare. Il marchio Spiga Barrata, gestito dall’AIC in Italia, garantisce che l’intera filiera, dalla materia prima al prodotto finito, è stata sottoposta a controlli rigorosi secondo standard internazionali. Anche certificazioni internazionali come il Gluten-Free Certification Organization (GFCO) richiedono soglie ancora più basse (sotto i 10 ppm) e audit annuali.

Infine, vale la pena di leggere le note di degustazione riportate in etichetta o sul sito del produttore. Spesso forniscono indizi sulla tipologia di cereali utilizzati e sullo stile che il birraio ha cercato di interpretare. Un sito come il nostro, dedicato alla birra artigianale, riporta sempre queste informazioni in modo chiaro e dettagliato per ogni prodotto in catalogo.

Conclusioni e consigli pratici

Alla luce di quanto esposto, la risposta alla domanda “quale birra è adatta ai celiaci?” si articola su più livelli. Sul piano medico e della sicurezza, entrambe le tipologie disponibili sul mercato (da cereali alternativi e da cereali tradizionali trattati) offrono garanzie sufficienti per la stragrande maggioranza delle persone con diagnosi di celiachia, a patto che siano prodotte nel rispetto della normativa e certificate da enti terzi.

Sul piano del gusto e dell’esperienza, la scelta si allarga notevolmente. La birra gluten free non è più un’eccezione triste e acquosa, ma una categoria in fermento, ricca di sfumature e capace di soddisfare anche i palati più esigenti. Dai profili leggeri e dissetanti delle lager a base di riso, alle complessità affumicate delle stout al grano saraceno, fino alle interpretazioni fedeli delle classiche IPA e Belgian Ale, il ventaglio di possibilità è ampio e in continua espansione.

Per orientarsi, consigliamo di:

  1. Affidarsi a produttori noti e certificati, privilegiando birrifici che rendono pubblici i risultati dei test di laboratorio.
  2. Leggere sempre l’etichetta, distinguendo tra birre naturalmente prive di glutine e birre da cereali trattati.
  3. Sperimentare senza paura. Assaggiare birre di stili e con basi di cereali diversi è il modo migliore per scoprire nuovi preferiti.
  4. Quando si consuma al di fuori delle mura domestiche, verificare che il locale adotti buone pratiche per evitare contaminazioni, specialmente alla spina.
  5. Moderare il consumo, come per qualsiasi bevanda alcolica, tenendo conto delle indicazioni dell’AIC per le birre da cereali trattati.

La ricerca e l’innovazione nel settore proseguono inarrestabili. Nuove varietà di cereali, enzimi più performanti e tecniche di birrificazione sempre più sofisticate promettono di rendere la birra senza glutine un’esperienza ancora più appagante e sicura. Per chi opera nel settore Horeca, stare al passo con queste evoluzioni è fondamentale per offrire un servizio completo e di qualità. La collaborazione con fornitori esperti, come La Casetta Craft Beer Crew, che oltre alla selezione di prodotti offre anche servizi di consulenza e manutenzione, rappresenta un valore aggiunto per qualsiasi attività.

tl;dr

Le birre adatte ai celiaci si dividono in due categorie: quelle prodotte con cereali naturalmente privi di glutine (riso, mais, grano saraceno) e quelle da orzo/frumento trattate enzimaticamente per abbattere il glutine sotto i 20 ppm. Entrambe sono sicure se certificate, ma le seconde richiedono un consumo moderato. Oggi la qualità organolettica è molto alta, rendendo difficile distinguerle dalle birre tradizionali.

Domande frequenti sulle birre per celiaci

Tutte le birre senza glutine sono uguali?

No. Esistono due tipologie principali: quelle ottenute da materie prime naturalmente prive di glutine (riso, mais, miglio, grano saraceno) e quelle ottenute da cereali tradizionali (orzo, frumento) sottoposti a un processo enzimatico che riduce il glutine sotto i 20 ppm. La scelta dipende dalla sensibilità personale e dalle preferenze di gusto.

Le birre con la scritta “senza glutine” possono contenere orzo?

Sì, è possibile. La legge obbliga a dichiarare la presenza di ingredienti derivati da cereali contenenti glutine. Se una birra riporta in etichetta “malto d’orzo” e accanto la dicitura “senza glutine”, significa che è stata trattata enzimaticamente per rimuovere il glutine. Se invece gli ingredienti non includono orzo o frumento, la birra è naturalmente priva di glutine.

Qual è la soglia di sicurezza per il glutine nella birra?

Il Regolamento Europeo 828/2014 stabilisce che un alimento può essere definito “senza glutine” se il tenore di glutine non supera i 20 mg/kg (20 ppm). Questa soglia è considerata sicura per la stragrande maggioranza delle persone celiache.

Le birre artigianali senza glutine hanno un sapore diverso?

Possono avere profili aromatici diversi, ma non necessariamente inferiori. Le birre da cereali alternativi sviluppano note peculiari (ad esempio, il grano saraceno dona sentori rustici, il riso dona leggerezza). Le birre da orzo dealcolato o trattato enzimaticamente cercano di avvicinarsi il più possibile al profilo delle birre tradizionali. La qualità è migliorata enormemente negli ultimi anni.

È sicuro bere birra senza glutine alla spina in un pub?

Dipende dalla gestione del locale. Il rischio principale è la contaminazione incrociata con le linee di spillatura utilizzate per birre con glutine. È fondamentale che il locale abbia linee dedicate e pulite. Un servizio professionale, come quello offerto da La Casetta Craft Beer Crew per la pulizia degli spillatori, garantisce la manutenzione corretta e riduce al minimo questi rischi.

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5 commenti

  1. Articolo davvero completo! Da celiaco ho sempre avuto paura di bere birra, ma ora proverò quelle deglutinate.

  2. Grazie per le info sui ppm, non avevo mai capito bene come funzionasse la soglia di sicurezza.

  3. Avete qualche marchio italiano specifico da consigliare oltre a quelli citati?

    • Ciao Stefano, ce ne sono molti! Il birrificio Ca’ Verzini fa ottime cose, ma ti consigliamo di esplorare il nostro shop per le ultime novità.

  4. Ottimo punto quello sulla contaminazione nei pub, spesso viene sottovalutato dai gestori.

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