Bicarbonato E Alcalinità Dell’Acqua Per La Birra

La chimica dell’acqua è il fondamento nascosto di ogni grande birra. Tra i suoi molteplici parametri, l’alcalinità dell’acqua rappresenta una delle variabili più influenti e spesso meno comprese. Questa proprietà è determinata principalmente dalla concentrazione di bicarbonato e, in misura minore, da carbonati e idrossidi.

Il bicarbonato non è un semplice sale disciolto. Agisce come un tampone resistente all’acidificazione. Questa sua capacità di resistere ai cambiamenti di pH è allo stesso tempo un potente strumento e un potenziale problema per il birraio.

In un mosto, il pH ideale per l’attività enzimatica si aggira intorno a 5.2-5.4. Un’acqua con elevata alcalinità, ricca di bicarbonato, contrasta i naturali acidi liberati dai malti durante l’ammostamento. Mantiene il pH del mash più alto del desiderato. Questo può compromettere l’efficienza della saccarificazione, l’estrazione degli aromi e la stabilità finale della birra.

Tuttavia, per alcuni stili birrari, questa stessa caratteristica è essenziale. Le birre scure, come Stout e Porter, spesso traggono beneficio da un’acqua alcalina. Il bicarbonato aiuta a bilanciare l’acidità naturale dei malti tostati e arrostiti, levigando il gusto e prevenendo note aspre e astringenti.

Comprendere l’interazione tra bicarbonato, alcalinità e pH è quindi il primo passo verso il controllo consapevole del proprio profilo brassicolo. Questo articolo esplora la scienza di questi legami. Fornisce una guida pratica per misurare, interpretare e modificare l’alcalinità dell’acqua, trasformandola da ostacolo a alleata nella creazione di birre autentiche e tecnicamente impeccabili. Per una visione d’insieme sul ruolo dell’acqua, il nostro articolo su acqua e stile birrario offre un ottimo punto di partenza.

In questo post

Alcalinità vs. durezza: una distinzione cruciale

Un errore frequente è confondere l’alcalinità dell’acqua con la sua durezza. Sono concetti correlati ma distinti. La durezza si riferisce principalmente alla concentrazione di ioni calcio (Ca²⁺) e magnesio (Mg²⁺). Questi ioni sono benefici per il processo brassicolo. Il calcio, in particolare, stabilizza gli enzimi durante il mash, favorisce la chiarificazione e contribuisce al gusto.

La durezza è spesso espressa in gradi tedeschi (°dH) o in ppm di carbonato di calcio (CaCO₃). L’alcalinità, invece, misura la capacità dell’acqua di neutralizzare gli acidi. In pratica, quantifica la concentrazione di sostanze basiche, come bicarbonato (HCO₃⁻), carbonato (CO₃²⁻) e idrossido (OH⁻).

Nell’acqua di rubinetto, il bicarbonato è quasi sempre l’anione dominante che determina l’alcalinità. Un’acqua può essere dura (molto calcio) ma avere bicarbonati bassi se, ad esempio, la durezza è data principalmente dal solfato di calcio (gesso).

Allo stesso modo, un’acqua può essere morbida (poco calcio) ma molto alcalina se ricca di bicarbonato di sodio. Per il birraio, questa distinzione è operativa. La durezza (calcio) è generalmente qualcosa da aggiungere se manca. L’alcalinità (bicarbonato) è spesso qualcosa da gestire o ridurre, specialmente per birre chiare.

Il rapporto tra questi due parametri definisce il “carattere” dell’acqua. Un classico esempio è l’acqua di Burton-on-Trent, famosa per le Pale Ale. È molto dura ma, grazie alla presenza di gesso (solfato di calcio), la sua alcalinità è moderata.

Questo profilo esalta l’amaro del luppolo. Il processo di replicare tali profili si chiama burtonizzazione, di cui parliamo nella guida dedicata alla burtonizzazione dell’acqua. La gestione della durezza è parte integrante della regolazione del profilo idrico. Un approfondimento sui rapporti tra sali è disponibile nella risorsa su acqua e sali: profili per stile.

Il bicarbonato: la chiave del potere tampone

Il bicarbonato (HCO₃⁻) è l’attore principale nel determinare l’alcalinità dell’acqua di brassaggio. La sua importanza risiede nel ruolo di tampone. In chimica, un tampone è una soluzione che resiste ai cambiamenti di pH quando vengono aggiunti piccoli quantitativi di acido o base.

Durante l’ammostamento, i malti speciali tostati rilasciano acidi organici e composti fenolici. Anche i malti base hanno un leggero effetto acidificante. In un’acqua povera di bicarbonato, questi acidi abbassano facilmente il pH del mash verso l’intervallo ottimale di 5.2-5.4.

In un’acqua ricca di bicarbonato, invece, questo ione “assorbe” gli ioni idrogeno (H⁺) rilasciati dagli acidi, neutralizzandoli. Il sistema tampone bicarbonato/acido carbonico mantiene il pH più alto, spesso sopra 5.6-5.8. Questo pH subottimale ha conseguenze a cascata.

Gli enzimi alfa-amilasi e beta-amilasi lavorano meno efficientemente, potendo ridurre la resa zuccherina. L’estrazione dei tannini dal rivestimento del chicco può aumentare, portando a possibili note astringenti. Il colore del mosto può apparire più scuro a causa di reazioni collaterali.

Infine, il lievito potrebbe mostrare un andamento fermentativo meno vigoroso in un ambiente con pH meno ideale. La forza di questo tampone dipende dalla concentrazione di bicarbonato. Il suo comportamento è anche influenzato dal pH del mezzo stesso.

A pH tipici del mash, il bicarbonato è la specie carbonatica dominante ed esercita il massimo effetto tampone. La gestione di questo equilibrio chimico è una delle abilità più raffinate del birraio. Una fermentazione sana inizia da un mosto con il giusto pH.

Scopri di più nelle nostre risorse sulla fermentazione controllata e sui lieviti innovativi.

Misurare alcalinità e bicarbonato: metodi pratici

Prima di poter intervenire sull’alcalinità dell’acqua, è necessario misurarla con precisione. Esistono diversi approcci, dalla semplice consultazione del report dell’acquedotto all’analisi di laboratorio. Il report dell’acquedotto è un buon punto di partenza. Cerca i valori per “alcalinità” (total alkalinity), “bicarbonato” (HCO₃⁻) o “durezza carbonatica”.

Spesso viene riportata come “alcalinità come CaCO₃” in ppm o mg/L. Attenzione: questo valore esprime la capacità tampone in termini equivalenti di carbonato di calcio, non la concentrazione reale di bicarbonato. Per i birrai più esigenti o per chi usa acqua di pozzo, un’analisi completa da un laboratorio specializzato è l’ideale.

Fornisce dati precisi su tutti gli ioni rilevanti. Per un controllo rapido e diretto, si può usare un kit per il test dell’alcalinità basato sulla titolazione con acido. Funziona aggiungendo goccia a goccia un acido standard a un campione d’acqua con un indicatore di pH.

Il numero di gocce necessarie per il viraggio di colore si converte in ppm di alcalinità. È uno strumento economico e utile per confermare i dati dell’acquedotto o per monitorare l’efficacia dei trattamenti di correzione. Una volta noto il valore di alcalinità totale come CaCO₃, si può stimare la concentrazione approssimativa di bicarbonato (HCO₃⁻ in ppm) moltiplicando l’alcalinità per 1.22.

Ad esempio, un’acqua con alcalinità di 100 ppm come CaCO₃ avrà circa 122 ppm di HCO₃⁻. Questo calcolo è accurato per acque con pH inferiore a 8.3, tipico dell’acqua potabile. La conoscenza precisa della propria acqua è il primo passo per qualsiasi correzione, che sia per una Pilsner o per una complessa Belgian Dark Strong Ale.

La qualità dell’acqua influisce anche su processi successivi, come la filtrazione della birra.

L’impatto sul pH del mash e del mosto

L’effetto più diretto e significativo dell’alcalinità dell’acqua si osserva sul pH del mash. Il bicarbonato presente nell’acqua reagisce con gli acidi (come l’acido fosforico) liberati dai malti durante l’infusione. Se l’alcalinità è troppo alta, questa reazione di neutralizzazione consuma gli acidi disponibili senza riuscire ad abbassare sufficientemente il pH.

Il risultato è un mash con pH superiore a 5.6. Un pH elevato in questa fase compromette l’attività degli enzimi amilasi. La beta-amilasi, in particolare, è molto sensibile al pH e perde efficacia sopra 5.5. Questo può portare a un mosto con un profilo zuccherino meno fermentescibile, risultando in una birra con corpo più pieno ma minore attenuazione.

Inoltre, a pH più alti aumenta l’estrazione di polifenoli e tannini dal rivestimento del chicco e dai luppoli. Questi composti possono conferire una sensazione di astringenza secca e ruvida al palato. Influenzano anche la stabilità colloidale della birra, favorendo la formazione di haze.

Il colore del mosto sarà anche leggermente più scuro a causa di reazioni ossidative facilitate. Al contrario, se l’alcalinità è molto bassa (come in acque morbide), il pH del mash può scendere troppo, sotto 5.2. Anche questo è subottimale. Un pH troppo basso può inibire l’attività enzimatica, specialmente dell’alfa-amilasi, e portare a una ridotta resa estrattiva.

L’obiettivo è quindi bilanciare l’alcalinità dell’acqua con l’acidità potenziale del grano. I malti più scuri e tostati (Chocolate, Black, Roasted Barley) hanno un potere acidificante maggiore dei malti chiari. Ecco perché le birre scure spesso richiedono un’acqua con più bicarbonato.

Un corretto controllo del pH è fondamentale anche per prevenire difetti. Per esempio, un pH non ottimale può favorire la produzione di composti solforati volatili durante la fermentazione.

Aggiustare l’alcalinità: riduzione e aumento

La correzione dell’alcalinità dell’acqua è una pratica comune. Si può procedere in due direzioni: ridurre l’alcalinità per birre chiare o aumentarla per birre scure. Per ridurre l’alcalinità (rimozione del bicarbonato), i metodi più comuni sono: diluizione con acqua a bassissimo contenuto minerale (come acqua da osmosi inversa o distillata), bollitura, aggiunta di acido, o trattamento con calce (slaked lime).

La bollitura è un metodo semplice ma limitato. Scalda l’acqua a ebollizione vigorosa per 15-30 minuti. Il bicarbonato si decompone in carbonato di calcio insolubile (che precipita come calcare) e anidride carbonica. Questo metodo è efficace solo se l’acqua contiene sufficiente calcio per far precipitare il carbonato.

L’aggiunta di acido (acido lattico, acido citrico, acido fosforico o acido cloridrico per uso alimentare) è il metodo più preciso e comune per i birrai domestici e artigianali. L’acido reagisce direttamente con il bicarbonato, neutralizzandolo. La quantità necessaria si calcola in base all’alcalinità misurata e al volume d’acqua.

È fondamentale procedere a piccole dosi e misurare il pH per non superare la correzione. L’uso di un calcolatore per la chimica dell’acqua è altamente consigliato. Per aumentare l’alcalinità, si aggiungono sali contenenti bicarbonato. Il più usato è il bicarbonato di sodio (NaHCO₃, comune baking soda).

Aggiunge alcalinità e ioni sodio, che in piccole dosi possono esaltare la dolcezza maltata. Per aggiungere alcalinità senza sodio, si può usare il carbonato di calcio (CaCO₃, gesso bianco), ma è poco solubile a pH basso. Spesso si aggiunge direttamente al mash, dove l’ambiente acido lo dissolve lentamente.

La decisione di correggere l’acqua dipende dallo stile. Per una Pilsner italiana si cercherà un’acqua molto morbida e a bassa alcalinità. Per una ricca Stout si potrà aumentare l’alcalinità.

Bicarbonato e profili per stili scuri e chiari

La regola generale è semplice: birre chiare preferiscono acqua a bassa alcalinità, birre scure tollerano o richiedono acqua ad alta alcalinità. Per le Pilsner e le Helles, l’ideale è un’acqua molto morbida e con alcalinità molto bassa (sotto 50 ppm come CaCO₃).

Questo permette ai delicati aromi maltati e luppolati di brillare senza interferenze e garantisce una limpidezza cristallina. L’acqua di Pilsen ne è l’archetipo. Per le Pale Ale e le IPA, si desidera un’acqua da media a dura, ma con alcalinità da bassa a media.

L’obiettivo è avere calcio a sufficienza (sopra 100 ppm) per la stabilità e per esaltare l’amaro, ma un’alcalinità non troppo alta che altrimenti renderebbe l’amaro duro e sgradevole. L’aggiunta di gesso (solfato di calcio) è comune per accentuare la secchezza e la percezione dell’amaro.

Per le Stout e le Porter, specialmente quelle con malti tostati pronunciati, un’acqua con moderata o alta alcalinità (sopra 100-150 ppm come CaCO₃) è benefica. Il bicarbonato tampona l’acidità dei malti scuri, producendo un gusto più rotondo, vellutato e meno aggressivo.

L’acqua di Dublino, storica patria della Stout, è un esempio di acqua alcalina e dura. Per le Birre di Frumento (Weissbier, Witbier), la situazione è intermedia. Un’acqua con alcalinità media-bassa è preferibile per mantenere un pH del mash adatto alla caratteristica spiccata e per non smorzare gli aromi fruttati e speziati.

La scelta dello stile guida quindi la correzione dell’acqua. Questo principio si applica anche a stili complessi come la Tripel o la Double IPA.

Interazione con calcio, magnesio e altri ioni

Il bicarbonato non agisce in isolamento. La sua influenza è modulata dalla presenza di altri ioni, in particolare calcio e magnesio. Il calcio (Ca²⁺) ha un effetto sinergico ma anche antagonista rispetto al bicarbonato.

Da un lato, durante la bollitura o il mash, il calcio reagisce con il bicarbonato e i fosfati dei malti, precipitando come fosfato di calcio e rilasciando ioni idrogeno che acidificano il mosto. Questo è uno dei meccanismi naturali per abbassare il pH.

Pertanto, un’acqua con alcalinità alta ma anche molto calcio avrà un impatto sul pH meno drammatico di un’acqua con la stessa alcalinità ma poco calcio. Il magnesio (Mg²⁺) ha un comportamento simile ma meno marcato. Inoltre, è un nutriente essenziale per il lievito.

La gestione di questi ioni è un gioco di equilibrio. Aggiungere gesso (CaSO₄) o cloruro di calcio (CaCl₂) aumenta la durezza e fornisce calcio che aiuta a contrastare l’alcalinità residua. Il rapporto tra cloruri e solfati è un altro parametro chiave.

I cloruri (da CaCl₂ o NaCl) esaltano la dolcezza e la pienezza maltata, mentre i solfati (da CaSO₄) esaltano la secchezza e la percezione dell’amaro luppolato. L’alcalinità di fondo influisce su come questi sapori vengono percepiti. Un’acqua troppo alcalina può rendere un’amaro dato dai solfati ruvido e sgradevole.

La pianificazione di un profilo idrico completo è quindi essenziale. Per i birrai che vogliono approfondire l’uso di sali specifici, la nostra guida sui sali e profili per stile fornisce indicazioni dettagliate. La chimica dell’acqua tocca anche la gestione dei residui, come la beer stone.

Errori comuni nella gestione dell’alcalinità

La complessità della chimica dell’acqua porta ad alcuni errori ricorrenti. Il primo è correggere l’acqua senza analizzarla. Aggiungere sali o acidi basandosi su supposizioni o ricette copiate senza conoscere la propria acqua di partenza è un azzardo.

Si rischia di peggiorare il profilo invece di migliorarlo. Il secondo errore è trascurare l’effetto dei malti. Un calcolatore per l’acqua che tenga conto del potere acidificante del graniello (Grist) è indispensabile. Una stessa acqua avrà un pH di mash diverso se usata per una Pilsner (100% malto Pils) o per una Stout (con malti tostati).

Il terzo errore è confondere l’aggiunta di sali con la correzione dell’alcalinità. Aggiungere gesso aumenta il calcio e i solfati, ma non riduce direttamente l’alcalinità. In alcuni casi, anzi, può precipitare parte del bicarbonato come carbonato di calcio, ma l’effetto è limitato e dipendente dalle concentrazioni.

Per abbassare significativamente l’alcalinità, serve un acido o la diluizione. Il quarto errore è sovracorreggere con l’acido. Un eccesso di acido abbassa il pH del mash sotto 5.2, creando problemi di efficienza e possibili sapori metallici o aspri.

È sempre meglio procedere per step, misurando il pH dopo ogni aggiunta. Infine, ignorare l’alcalinità residua (Residual Alkalinity) è un peccato per il birraio avanzato. Questo concetto, introdotto da Paul Kolbach, combina l’effetto del calcio e del magnesio nel contrastare l’alcalinità del bicarbonato.

Fornisce una stima più accurata dell’impatto finale sul pH del mash. Evitare questi errori richiede pratica e strumenti di misura. Per garantire la qualità costante, molti birrifici implementano piani di manutenzione preventiva che includono il controllo degli impianti di trattamento acqua.

FAQ su bicarbonato e alcalinità

D: Posso usare l’acqua del mio rubinetto senza trattarla?
R: Dipende dal tuo profilo idrico locale e dallo stile che vuoi produrre. Per birre scure o ambrate potrebbe andare bene. Per birre chiare o molto luppolate, è probabile che dovrai ridurre l’alcalinità. Inizia con un’analisi dell’acqua.

D: Quale acido è meglio usare per correggere l’alcalinità?
R: L’acido lattico (88%) è molto comune, facile da dosare e ha un impatto organolettico neutro alle dosi usate. L’acido fosforico (85%) è un’altra scelta valida. L’acido citrico può dare un leggero retrogusto in alcune birre. Usa sempre acidi di grado alimentare.

D: Il bicarbonato di sodio aggiunto al mash può dare un sapore salato?
R: Sì, in dosi elevate (oltre 200-300 ppm di sodio) può conferire una percezione di salato o minerale. Nelle dosi tipiche per correggere l’acqua per birre scure (100-150 ppm di HCO₃⁻), questo effetto è minimo o addirittura benefico per la dolcezza.

D: Come influisce la bollitura del mosto sull’alcalinità?
R: La bollitura provoca la precipitazione del carbonato di calcio, riducendo temporaneamente l’alcalinità e la durezza temporanea del mosto. Questo è il motivo per cui dopo la bollitura il pH del mosto cala ulteriormente (pH a freddo). Questo effetto è già considerato nei calcolatori moderni.

D: L’osmosi inversa è la soluzione migliore per partire da zero?
R: L’acqua da osmosi inversa (RO) è quasi pura, con alcalinità e minerali vicini allo zero. È una base eccellente per ricostruire qualsiasi profilo idrico con l’aggiunta di sali. È la scelta più flessibile e precisa, ma richiede l’attrezzatura per produrla.

D: L’alcalinità influisce sulla shelf life della birra?
R: Indirettamente, sì. Un pH del mash e del mosto ottimale, ottenuto bilanciando l’alcalinità, favorisce una fermentazione pulita e una buona stabilità microbiologica e colloidale, tutti fattori che prolungano la shelf life della birra.

Tl;dr

Il bicarbonato nell’acqua aumenta l’alcalinità e resiste all’abbassamento del pH, utile per le birre scure (Stout) ma dannoso per le chiare (Pilsner). Per ottenere il pH ottimale di mash (5.2-5.4), bisogna ridurre l’alcalinità tramite acidi o osmosi inversa per le chiare, o aumentarla con sali per le scure.

In sintesi, il bicarbonato è il regista nascosto dell’alcalinità dell’acqua, una forza che plasma il pH e il carattere della birra. Dominare questo aspetto significa passare da birraio a chimico-artista del gusto. Significa poter replicare con fedeltà gli stili classici o inventarne di nuovi con cognizione di causa. La correzione dell’acqua non è una magia oscura, ma un’applicazione pratica di principi chimici ben noti. Richiede misurazione, pazienza e un approccio sperimentale. I risultati, in termini di chiarezza, equilibrio sensoriale e fedeltà allo stile, ripagano ampiamente lo sforzo. Per il microbirrificio, padroneggiare la chimica dell’acqua è un investimento nella qualità distintiva del proprio prodotto, un vantaggio competitivo tangibile che i consumatori esperti sanno riconoscere. Questo controllo si estende a tutti gli aspetti operativi, come la scelta di un sistema CIP efficiente per la pulizia o l’ottimizzazione delle linee di spillatura per eventi speciali.

Fonte esterna di riferimento: Per una trattazione scientifica dettagliata sulla chimica dell’acqua nella birrificazione, inclusi i calcoli sulla alcalinità residua, si consiglia il testo “Water: A Comprehensive Guide for Brewers” di John Palmer e Colin Kaminski, disponibile attraverso le principali librerie specializzate (link).

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5 commenti

  1. Finalmente ho capito perché la mia Stout aveva sempre quel retrogusto acido! Usavo acqua osmotizzata senza aggiungere sali. Grazie per la dritta sul bicarbonato.

  2. Attenzione però a non esagerare col bicarbonato di sodio, il sapore salmastro esce subito. Meglio il Ca(OH)2 se si è esperti.

    • Giusto! La calce spenta è ottima ma richiede molta cautela nel dosaggio e nella manipolazione per la sicurezza. Per i principianti il bicarbonato è più “forgiving” a piccole dosi.

  3. Ho un’acqua molto dura (30 °f). Per fare una IPA mi basta aggiungere acido lattico nel mash o devo per forza diluire?

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