Birre Prodotte con Pane Invenduto: L’Economia Circolare nel Bicchiere

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Birre prodotte con pane invenduto: l’economia circolare nel bicchiere

La storia della birra e del pane è antica quanto la civiltà stessa. Per millenni, questi due alimenti hanno condiviso gli stessi ingredienti di base: acqua, cereali e lievito. Nell’antica Mesopotamia, i sumeri producevano birra utilizzando il pane come ingrediente fondamentale, e gli egizi, come raccontano alcune fonti storiche, essiccavano il pane avanzato per impiegarlo nella fermentazione. Oggi, questa antica tradizione sta vivendo una straordinaria rinascita, spinta da una delle sfide più urgenti del nostro tempo: lo spreco alimentare.

Ogni anno, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Il pane è tra i protagonisti di questo dramma: in Europa, rappresenta circa il 30% dello spreco alimentare complessivo, con 1,7 milioni di tonnellate di prodotti da forno gettati via ogni anno solo in Germania. In Italia, ogni giorno finiscono nella spazzatura 13mila quintali di pane. Numeri che fanno riflettere e che hanno spinto un numero crescente di birrifici artigianali a trasformare questo problema in un’opportunità.

La birra prodotta con pane invenduto rappresenta forse l’esempio più tangibile di come l’economia circolare possa applicarsi al mondo della produzione brassicola. Non si tratta di un espediente di marketing, ma di una pratica concreta che riduce gli sprechi, abbatte le emissioni di CO₂ e dà vita a birre dal profilo aromatico unico. In questo post esploreremo le origini di questa tendenza, i protagonisti che la stanno portando avanti in Italia e nel mondo, e le prospettive future per un modello di produzione che potrebbe rivoluzionare il settore.

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Pane e birra: un legame antico che torna di moda

Per comprendere appieno il significato della birra prodotta con pane invenduto, bisogna partire da lontano. La definizione di birra come “pane liquido” non è un’esagerazione poetica: per secoli, i due prodotti sono stati strettamente legati. Condividono gli stessi ingredienti fondamentali: acqua, cereali e lievito. La birra, a differenza del pane, aggiunge il luppolo, ma la base rimane la stessa.

Nell’antichità, la produzione di birra a partire dal pane era una pratica diffusa. I sumeri, considerati tra i primi birrai della storia, utilizzavano il pane come ingrediente base per le loro bevande fermentate. Gli egizi, come ricordato da Enrico Giacomazzi, imprenditore parmense che ha dato vita al progetto Re Bread, essiccavano il pane avanzato per utilizzarlo come sostituto del malto d’orzo nella produzione della birra. Questa pratica, nata per necessità e per evitare sprechi, è stata poi abbandonata con l’industrializzazione del settore brassicolo, che ha standardizzato la produzione intorno al malto d’orzo.

Negli ultimi anni, tuttavia, il pane è tornato protagonista nei birrifici artigianali. Non più per necessità, ma per scelta consapevole. L’obiettivo è duplice: ridurre lo spreco alimentare e creare un prodotto dal profilo aromatico originale. Come sottolinea un’analisi condotta su sette birrifici artigianali europei, “l’idea di utilizzare gli sprechi alimentari nella produzione della birra sembra una vittoria scontata. I birrai possono salvare il cibo, ridurre la dipendenza da cereali vergini, creare partnership locali e costruire una storia di sostenibilità che risuona con i consumatori, il tutto producendo birra di alta qualità”.

I numeri dello spreco di pane: un problema globale

Per apprezzare l’importanza della birra prodotta con pane invenduto, bisogna guardare ai numeri dello spreco alimentare. I dati sono impressionanti e aiutano a comprendere l’urgenza di trovare soluzioni alternative.

A livello globale, ogni anno vengono sprecate circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Di queste, una parte significativa è costituita da pane e prodotti da forno. In Europa, il pane rappresenta circa il 30% dello spreco alimentare totale. Solo in Austria, nel 2024, lo spreco di pane ha raggiunto le 161.900 tonnellate. In Germania, uno studio del WWF ha stimato che oltre un terzo dei prodotti da forno, pari a 1,7 milioni di tonnellate, viene gettato via ogni anno.

Il Regno Unito non è da meno: ogni giorno vengono sprecate 20 milioni di fette di pane solo nelle case. A queste si aggiungono gli sprechi della produzione e della distribuzione. Come spiega Louisa Ziane, co-fondatrice di Toast Brewing, “nell’industria dei panini preconfezionati, la fetta finale di ogni pagnotta viene scartata, e talvolta anche altre fette, se sono ammaccate o non hanno la dimensione giusta”.

In Italia, la situazione è altrettanto grave. Ogni giorno, 13mila quintali di pane finiscono nella spazzatura. Questo significa che, ogni anno, quasi 475mila tonnellate di pane vengono sprecate nel nostro paese. Numeri che rappresentano non solo uno spreco di cibo, ma anche di risorse: acqua, terra, energia e lavoro.

Lo spreco alimentare ha anche un impatto significativo sul clima. La produzione e lo smaltimento del cibo sprecato sono responsabili di circa il 10% delle emissioni globali di gas serra. In questo contesto, la birra prodotta con pane invenduto si presenta come una soluzione concreta per ridurre le emissioni, trasformando un problema in una risorsa.

Birra dal pane: come funziona il processo produttivo

La produzione di birra a partire da pane invenduto non è un semplice esperimento da laboratorio, ma un processo industriale consolidato che richiede competenza, attrezzature specifiche e una logistica accurata. Il principio di base è semplice: il pane, ricco di amidi e zuccheri, può sostituire una parte del malto d’orzo tradizionalmente utilizzato nella birrificazione.

Il processo inizia con la raccolta del pane invenduto. Le fonti possono essere diverse: panetterie, supermercati, catene di ristorazione, pasticcerie. Il pane viene raccolto e trasportato al birrificio, dove inizia la fase di preparazione. Come spiega Franco Dipietro, fondatore di Biova Project, “non è mai stato un problema dove recuperare il pane. La parte difficile è riusarlo in modo che non deteriori. Servono molti passaggi e attenzioni”.

Il pane viene essiccato per ridurne il volume e l’umidità, e poi macinato fino a ottenere una farina o un “crumb”. Questo prodotto intermedio viene poi utilizzato in sostituzione di una percentuale del malto d’orzo. La percentuale di sostituzione varia a seconda del tipo di pane e della ricetta: in genere si parla di un 25-30%, ma alcuni birrifici sperimentali sono arrivati a sostituire fino al 60% del malto.

Il pane così trattato viene aggiunto al mosto insieme al malto d’orzo, e da lì il processo prosegue come per una birra tradizionale: ammostamento, bollitura con luppolo, fermentazione e maturazione. Il risultato è una birra che mantiene tutte le caratteristiche di una birra artigianale di qualità, ma con un’impronta ambientale ridotta e un profilo aromatico che porta con sé il ricordo del pane.

Come sottolinea un’analisi del settore, “i birrifici non hanno bisogno di nuove grandi attrezzature per iniziare. I sistemi esistenti possono adattarsi alla pratica con aggiustamenti delle ricette e passaggi di preparazione aggiuntivi”. Questo rende la produzione di birra dal pane accessibile anche ai piccoli birrifici artigianali.

I protagonisti italiani dell’economia circolare brassicola

L’Italia, paese del pane per eccellenza, sta giocando un ruolo da protagonista in questa rivoluzione circolare. Numerosi sono i progetti che, dal Nord al Sud, stanno trasformando il pane invenduto in birra artigianale di alta qualità.

Biova Project, nato a Torino nel 2019, è forse l’esempio più emblematico. Il nome è un omaggio alla classica pagnotta piemontese, la “biova”. Fondata da Franco Dipietro ed Emanuela Barbano, l’azienda recupera pane invenduto da panetterie e supermercati e lo trasforma in birra artigianale. Il progetto funziona come un cerchio perfetto: panetterie e supermercati donano il loro pane invenduto, Biova Project lo raccoglie e lo porta ai birrifici partner, che lo trasformano in birra. Poi, quella stessa birra ritorna sugli scaffali proprio dei luoghi da cui il pane era partito.

I numeri di Biova Project sono impressionanti: nel 2024 ha recuperato circa 16 tonnellate di pane, oltre a altrettante di pasta e riso. In cinque anni di attività, ha recuperato 15 tonnellate di pane, risparmiando 21 tonnellate di CO₂ che sarebbero state prodotte per smaltirlo. Il pane recuperato sostituisce fino al 30% del malto d’orzo normalmente utilizzato. Oltre alla Biova Classica, l’azienda produce una versione leggera con riso Carnaroli e una integrale con gli sfridi di pasta.

Baladin Briciola è un altro progetto italiano di rilievo. Teo Musso, fondatore del celebre birrificio Baladin, ha collaborato con l’Associazione Autonoma Panificatori della Provincia di Cuneo per recuperare il pane invenduto delle panetterie locali. Il pane raccolto viene utilizzato sia secco che parzialmente tostato, sostituendo in parte il frumento e integrandosi perfettamente con il malto d’orzo. La birra, destinata esclusivamente alla provincia di Cuneo, si distingue per il suo colore giallo paglierino e il leggero sentore di pane appena sfornato.

Re Bread è il progetto di Enrico Giacomazzi, imprenditore parmense di terza generazione. Ispirato dalla pratica degli antichi egizi, ha avviato una collaborazione con il Birrificio Farnese di Fontevivo per produrre una birra utilizzando la micca, il pane tipico del parmense preparato con grani antichi. In sei mesi, il progetto ha già prodotto duemila litri di birra. La ricetta studiata dal mastro birraio Christopher Scrivani prevede l’utilizzo di ingredienti naturali e un’attenta ricerca del giusto equilibrio tra pane e malto d’orzo.

PanBirretta, nata in Friuli Venezia Giulia per iniziativa del Birrificio Forum Iulii, è un’altra realtà che merita attenzione. La birra, chiara ad alta fermentazione in stile Golden Ale, nasce dal recupero del pane invenduto di panetterie, trattorie e hotel. Il progetto si inserisce in un’ottica più ampia di sostenibilità ambientale e valorizzazione delle materie prime.

Cacciatori di Briciole è il progetto nato a Bolzano dalla collaborazione tra il birrificio Batzen e l’area “Aiuti Senza Spreco” del Gruppo Volontarius. Ogni due mesi vengono “riciclati” 400 chili di pane, che diventano una birra solidale e anti-spreco. Il progetto ha ricevuto anche un sigillo di qualità dall’Università di Bolzano.

Esperienze internazionali: Toast Ale e il movimento globale

L’Italia non è sola in questa rivoluzione. In tutto il mondo, birrifici artigianali stanno abbracciando il modello dell’economia circolare, e uno dei protagonisti indiscussi è Toast Ale.

Fondata nel Regno Unito nel 2016, Toast Ale è una social enterprise e una certified B Corp che produce birra artigianale utilizzando pane fresco invenduto che altrimenti sarebbe stato sprecato. L’azienda recupera il pane da panetterie e produttori di panini, lo essicca e lo trasforma in briciole che sostituiscono circa il 25% del malto d’orzo.

I numeri di Toast Ale sono straordinari: ha salvato oltre 4,1 milioni di fette di pane dalla discarica, trasformandole in birre come Rise Up Lager, Jason’s Sourdough IPA e Grassroots Pale Ale. L’azienda dona tutti i profitti a enti di beneficenza che lavorano per ridurre lo spreco alimentare. Inoltre, ha condiviso la sua ricetta per incoraggiare altri birrifici a utilizzare il pane come ingrediente.

Toast Ale ha anche collaborato con altri attori del settore. Northern Monk, insieme a Toast e Muntons Malt, ha prodotto una birra utilizzando grano rigenerativo e pane surplus per celebrare l’Earth Day. Heineken, uno dei giganti mondiali della birra, ha sperimentato collaborazioni limitate con Toast Ale.

Anche in altri paesi europei il movimento sta crescendo. A Bruxelles, il Brussels Beer Project ha creato Babylone, una birra prodotta con pane fresco invenduto. Il nome si riferisce ai babilonesi, che 7000 anni fa producevano birra a base di pane. Il progetto coinvolge la catena di supermercati Delhaize, che dona il pane invenduto, e l’Atelier Groot Eiland, che lo trasforma in farina. Con 500 chili di pane raccolto, i birrai possono produrre 4000 litri di birra.

In Australia, Local Brewing Co. ha sviluppato EcoCrumb, un sistema che trasforma il pane surplus in briciole per la produzione di birra. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di 400.000 dollari per la sostenibilità. La sua Surplus Series ha salvato più di 50 tonnellate di frutta e riciclato due tonnellate di pane, mentre i cereali esausti del processo di birrificazione sono stati riutilizzati come mangime per animali.

L’impatto ambientale della birra dal pane: numeri e benefici

La birra prodotta con pane invenduto non è solo un’idea affascinante: ha un impatto ambientale misurabile e significativo. I numeri parlano chiaro.

Il principale beneficio ambientale deriva dalla sostituzione di una parte del malto d’orzo con il pane recuperato. La coltivazione dell’orzo richiede terra, acqua e fertilizzanti, e la sua lavorazione comporta emissioni di CO₂. Utilizzando pane che altrimenti sarebbe stato sprecato, si riduce la domanda di orzo e si evitano le emissioni associate alla sua produzione. Biova Project, ad esempio, ha risparmiato 21 tonnellate di CO₂ che sarebbero state prodotte per smaltire il pane recuperato.

Uno studio austriaco ha quantificato il potenziale di risparmio di emissioni della valorizzazione del pane in birra. Le vie di utilizzo esistenti per il pane di scarto generano un risparmio stimato di 32.600 tonnellate di CO₂ equivalenti rispetto a scenari in cui non avviene alcun riutilizzo. La produzione di birra dal pane, in particolare, ha mostrato un potenziale di riduzione delle emissioni di 29.900 tonnellate di CO₂ equivalenti.

Il risparmio di risorse è altrettanto significativo. Con 150 chili di pane invenduto si possono produrre 2.500 litri di birra artigianale, risparmiando il 30% di malto d’orzo. Questo significa meno terra coltivata, meno acqua consumata e meno energia impiegata. Inoltre, si evita che il pane finisca in discarica, dove la sua decomposizione produrrebbe metano, un gas serra molto più potente dell’anidride carbonica.

Il risparmio di emissioni per ogni 150 chili di pane recuperato è di 1.365 chili di CO₂ equivalente. Un dato che, moltiplicato per le tonnellate di pane recuperate ogni anno, dà l’idea del potenziale di questa pratica.

Oltre ai benefici ambientali, la birra dal pane contribuisce a creare un modello di economia circolare che coinvolge diversi attori della filiera: panetterie, supermercati, birrifici e consumatori. Come sottolinea Franco Dipietro di Biova Project, “più che una birra, un movimento”. Un movimento che punta a costruire un’economia più inclusiva e sostenibile.

Qualità e gusto: cosa cambia nel bicchiere

Una delle domande più frequenti tra gli appassionati di birra artigianale riguarda il gusto. La birra prodotta con pane invenduto ha un sapore diverso? La risposta è sì, ma in senso positivo.

Il pane, a seconda del tipo e della provenienza, conferisce alla birra un profilo aromatico unico. Come spiega Biova Project, “ogni pane racconta la sua storia, il suo territorio, la sua tradizione”. L’uso di pane di diverse varietà, come la micca parmense o il pane di grani antichi, dona alla birra note sapide, autentiche e mai uguali a sé stesse.

Baladin Briciola, ad esempio, si distingue per il suo leggero sentore di pane appena sfornato, accompagnato da note erbacee e agrumate. Re Bread, prodotta con la micca, ha un profilo che riflette la tradizione panaria del parmense. Ogni birra racconta la storia del pane che l’ha generata.

Ma la qualità non è compromessa. Come confermano le analisi, “sostituire il malto con il pane è fattibile, producendo birre di qualità comparabile e con potenziali benefici per la salute”. Le birre prodotte con pane hanno mostrato un profilo bioattivo distinto, con livelli elevati di alcol feniletilico e ottanoato di etile.

La sostituzione del pane non altera la struttura della birra, ma può influenzare leggermente il corpo e la sensazione al palato. Come ogni ingrediente speciale, il pane va dosato con cura per trovare il giusto equilibrio con il malto d’orzo e il luppolo. La ricerca del giusto equilibrio è uno degli aspetti più affascinanti di questa pratica, che richiede competenza e sperimentazione.

Le sfide del modello circolare: logistica, costi e scalabilità

Nonostante i numerosi benefici, la produzione di birra dal pane non è priva di sfide. Come emerge dall’analisi condotta su sette birrifici europei, il successo di questi progetti dipende da fattori come partnership, logistica, cultura organizzativa e impegno a lungo termine.

La logistica è una delle principali sfide. Il pane ha un volume molto grande e un valore residuo molto basso. Le operazioni di raccolta, trasporto, essiccazione e stoccaggio devono essere ottimizzate al massimo per evitare che i costi superino i benefici. Inoltre, il pane si deteriora rapidamente, e deve essere trattato con attenzione per evitare che si guasti prima di essere utilizzato.

La consistenza del materiale è un’altra sfida. Il pane recuperato può variare in termini di tipo, qualità e composizione. I birrifici devono sviluppare ricette e processi che possano adattarsi a questa variabilità, mantenendo la qualità e la coerenza del prodotto finale.

Il costo è un fattore che non può essere ignorato. Sebbene il pane sia spesso disponibile a costo zero o a basso costo, le operazioni di raccolta e preparazione possono essere onerose. Come sottolinea Franco Dipietro, “nonostante la nostra birra sia un prodotto altamente innovativo, venderla e commercializzarla rientra nelle logiche di un mestiere antico e iper competitivo”.

La scalabilità rappresenta un’ulteriore sfida. La ricerca ha rivelato che “non esistono birre permanenti a lungo termine dei ‘grandi birrifici’ realizzate con scarti alimentari. Gli unici casi identificati erano sperimentazioni limitate e collaborazioni”. Questo suggerisce che, per ora, la produzione di birra dal pane rimane principalmente un’attività dei birrifici artigianali, che hanno la flessibilità e la creatività per sperimentare.

Nonostante queste sfide, i pionieri del settore stanno dimostrando che è possibile superarle. Come dice Franco Dipietro, “abbiamo trovato il nostro spazio solo perché nessun altro può dire la stessa cosa che possiamo dire noi: non siamo una semplice birra, siamo un’azione concreta di riduzione dello spreco, con un concetto benefico e utile alla collettività”.

Il futuro della birra circolare: prospettive e tendenze

Il futuro della birra prodotta con pane invenduto appare luminoso. La crescente consapevolezza ambientale, le pressioni normative e la domanda dei consumatori stanno spingendo il settore verso modelli di produzione più sostenibili.

La ricerca e lo sviluppo giocheranno un ruolo cruciale. La tesi di dottorato spagnola che ha indagato la fattibilità dell’utilizzo del pane come sostituto parziale del malto d’orzo è solo uno dei tanti studi che stanno esplorando le potenzialità di questa pratica. La ricerca scientifica contribuirà a ottimizzare i processi, a identificare le migliori pratiche e a quantificare i benefici ambientali e nutrizionali.

L’innovazione tecnologica sta rendendo il processo più efficiente. Aziende come Local Brewing Co. hanno sviluppato sistemi come EcoCrumb che automatizzano la trasformazione del pane in briciole. Toast Ale sta costruendo un centro di ricerca e sviluppo per convertire il pane surplus in un ingrediente a basso costo per la produzione di birra e per l’industria alimentare in generale.

La collaborazione sarà fondamentale per superare le sfide della scalabilità. La condivisione delle ricette da parte di Toast Ale, le partnership tra birrifici, panetterie e supermercati, e la creazione di consorzi come il progetto LOFT in Toscana sono esempi di come la collaborazione possa amplificare l’impatto.

Il ruolo dei consumatori sarà determinante. Come per altre tendenze sostenibili, la domanda dei consumatori spingerà i birrifici a adottare pratiche circolari. I consumatori sono sempre più attenti all’impatto ambientale delle loro scelte e sono disposti a premiare le aziende che si impegnano per la sostenibilità.

In questo contesto, la birra prodotta con pane invenduto si inserisce in un movimento più ampio di birra artigianale e sostenibilità che sta trasformando il settore. Un movimento che abbraccia l’intera filiera, dalla coltivazione dell’orzo alla produzione, dal packaging alla distribuzione.

Infografica: Birre Prodotte con Pane Invenduto: L'Economia Circolare nel Bicchiere

Calcolatore del risparmio di risorse con la birra dal pane

Per aiutarti a comprendere meglio l’impatto positivo della birra prodotta con pane invenduto, abbiamo sviluppato un calcolatore interattivo. Questo strumento ti permette di stimare il risparmio di risorse e la riduzione di emissioni ottenuti sostituendo una parte del malto d’orzo con pane recuperato.

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Valori tipici: 25-30% (max 60% in sperimentazioni)

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* I dati si basano su stime medie: per 2500 litri di birra servono 150 kg di pane, che sostituiscono il 30% del malto d’orzo (circa 45 kg di malto risparmiato). Ogni kg di malto risparmiato evita l’emissione di circa 1,5 kg di CO₂.

Domande frequenti sulla birra prodotta con pane invenduto

Cos’è la birra prodotta con pane invenduto?

È una birra artigianale in cui una parte del malto d’orzo viene sostituita da pane che altrimenti sarebbe stato sprecato. Il pane viene essiccato, macinato e utilizzato nel processo di birrificazione, riducendo lo spreco alimentare e l’impatto ambientale.

Che sapore ha la birra fatta con il pane?

Il sapore varia a seconda del tipo di pane utilizzato. In generale, queste birre hanno note sapide e fragranti che ricordano il pane appena sfornato. Ogni birra racconta la storia del pane che l’ha generata, con profili aromatici unici e autentici.

La birra dal pane è di qualità inferiore?

No. Le analisi e le esperienze dei birrifici artigianali confermano che la birra prodotta con pane invenduto mantiene gli stessi standard di qualità della birra tradizionale. Il pane sostituisce una parte del malto senza compromettere il profilo aromatico o la struttura della birra.

Quanto pane serve per fare la birra?

Per produrre 2.500 litri di birra servono circa 150 kg di pane, che sostituiscono circa il 30% del malto d’orzo. Con 500 kg di pane si possono produrre fino a 4.000 litri di birra.

Quali birrifici producono birra dal pane in Italia?

Tra i principali ci sono Biova Project (Torino), Baladin Briciola (Cuneo), Re Bread (Parma), PanBirretta (Friuli) e Cacciatori di Briciole (Bolzano). Ogni progetto ha caratteristiche e ricette diverse, riflettendo la varietà del territorio italiano.

La birra dal pane è più costosa?

Il costo può variare. Sebbene il pane sia spesso disponibile a costo zero, le operazioni di raccolta e preparazione possono incidere sul prezzo finale. Tuttavia, molti consumatori sono disposti a pagare un premio per un prodotto che combatte lo spreco alimentare e sostiene l’economia circolare.

tl;dr

Birrifici come Biova Project (Italia) e Toast Ale (UK) producono birra sostituendo fino al 30% del malto con pane invenduto, riducendo sprechi ed emissioni di CO₂. Il gusto è unico e la qualità è paragonabile alla birra tradizionale.

Conclusioni

La birra prodotta con pane invenduto rappresenta uno degli esempi più felici di come l’economia circolare possa applicarsi al mondo della birra artigianale. Non è solo un modo per ridurre gli sprechi, ma anche per produrre birre dal profilo aromatico unico, che raccontano la storia del territorio e delle sue tradizioni.

I numeri parlano chiaro: ogni giorno, in Italia e nel mondo, tonnellate di pane vengono sprecate. Trasformare questo scarto in birra significa risparmiare risorse, ridurre le emissioni di CO₂ e creare valore. Significa anche riscoprire un legame antico tra pane e birra, che affonda le radici nella notte dei tempi.

Le sfide non mancano: la logistica, la consistenza del materiale, i costi e la scalabilità sono ostacoli che i pionieri del settore stanno affrontando con creatività e determinazione. Ma la direzione è chiara. Come dimostrano le esperienze di Biova Project, Toast Ale, Baladin e tanti altri, la birra circolare è una realtà concreta, destinata a crescere.

Per i consumatori, scegliere una birra prodotta con pane invenduto significa non solo gustare un prodotto di qualità, ma anche sostenere un modello di produzione più equo e sostenibile. Significa contribuire a ridurre lo spreco alimentare e a costruire un futuro migliore.

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La birra artigianale è un mondo fatto di passione, qualità e rispetto per l’ambiente. La birra dal pane è un passo importante in questa direzione, e il futuro è già nel bicchiere.







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5 commenti

  1. Biova Project è un’idea fantastica! Ho provato la loro birra e si sente davvero il sapore del pane. Complimenti per l’iniziativa.

  2. Homebrew_Italia

    Mi piacerebbe provare a fare una birra con il pane in casa. Avete qualche ricetta base da consigliare?

    • @Homebrew_Italia, in rete trovi diverse guide. L’importante è essiccare bene il pane per evitare muffe e calcolare bene la sostituzione del malto.

  3. Non sapevo del progetto Re Bread a Parma! È bello vedere che anche nel mio territorio si sta facendo qualcosa di concreto contro lo spreco.

  4. Articolo interessante, ma mi chiedo se questa pratica possa realmente scalare a livello industriale o rimarrà una nicchia artigianale.

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